Lovesick Duo

I Lovesick Duo trasmettono calore e amore per la musica, sentirli suonare è davvero un concentrato di allegria. Paolo Roberto Pianezza e Francesca Alinovi sono complementari l’uno all’altra e con un’alchimia di suoni ben cotruiti portano l’ascoltatore nelle polverose strade dell’Hoklahoma o in una sala da ballo swing-western di Nashville mantenendo allo stesso tempo un piede ben saldo e ancorato in Italia, a Bologna per la precisione. Devono il loro nome a una celebre canzone di Hank Williams. Per conoscerli meglio o per scoprirli, il loro nuovo album All Over Again, è perfetto!

Pronti ad iniziare? Prometto di non chiedervi nulla sul nome della band o su Hank Williams…

Prontissimi!!!

Sapete raccontarvi davvero bene sui social, con iniziative come il Lovesick Monday o i Lovesick Saturday Night Live, video e presenza costante: è una strategia oppure un’esigenza comunicativa? Come si lega e si compenetra il social con la vostra idea di musica?

Grazie mille dei complimenti, pensiamo che la risposta stia nel mezzo, nel senso che vogliamo essere attivi perché ci piace raccontarci ma è anche una strategia l’essere attivi nel senso che più cose fai e più cose ti ritornano, inventarsi un appuntamento fisso crea un rapporto con il pubblico che aiuta ad essere costanti.

Complimenti per All Over Again, il vostro nuovo album, mi è piaciuto tantissimo. Francesca Alinovi ha un groove pazzesco che sorregge tutta l’impalcatura dei brani permettendo a Paolo di spaziare un po’ sornione sulle note. Come avete creato questa alchimia sonora?

Grazie di cuore per i bellissimi complimenti. Suoniamo insieme da 11 anni, prima eravamo in quartetto e la band si chiamava Paul maD gang, suonavamo rockabilly. Dopo 5 anni di attività insieme abbiamo preso due strade diverse e noi abbiamo formato i Lovesick Duo per continuare ad approfondire la tradizione della musica americana. Quindi la risposta è il tempo, lo sperimentare e sicuramente i tanti live.

Ho apprezzato molto anche il songwriting originale, non è sempre facile per chi si incanala in un genere non stereotipizzarsi. Quanto è importante per voi l’approccio testuale?

Moltissimo! Direi fondamentale infatti ci siamo spostati sulla lingua inglese solo quando ci sentivamo all’altezza di comunicare non goffamente in quella lingua.

Arrivate a fare 120 live all’anno, che non sono i 300 live di media di BB King, ma la cifra vi configura come dei veri stakanovisti. Cosa significa per voi l’esperienza di contatto con il pubblico sul palco, la musica suonata dal vivo e non registrata?

Per noi significa tantissimo. Siamo sempre stati “on the road” e il contatto con il pubblico sul palco e fuori dal palco è fondamentale. Quando si suona per il pubblico avviene uno scambio e tutti ne ricevono beneficio, chi ascolta e chi suona. Ci piace anche comunque stare in studio, scrivere e registrare, ma la prova definitiva di un arrangiamento è sempre il suonare il brano live.

Per qualche tempo, qualche anno fa ricordo che avevo una canzone spesso in mente: “Riding With Me” dei Paul maD Gang. Nelle mie ricerche per questa intervista ho scoperto che eravate voi sotto altre spoglie, per questo devo per forza chiedervi: quanto vi siete portati dietro di quella esperienza?

Certo! Ci siamo portati tanti bellissimi ricordi di tour in furgone, di 24 ore su 24, 7 giorni su 7 insieme in quattro a viaggiare per l’Italia e non solo. Ci siamo costruiti tanta esperienza live e dietro le quinte: suonare in contesti davvero strani e contesti superlativi, ci siamo sempre divertiti e non vogliamo dimenticare niente.

Avete fatto parte della colonna sonora di Speravo de morì prima insieme ai Wilko e a un’atmosfera da “Grande bellezza” mi piacerebbe che mi raccontaste la vostra esperienza dietro le quinte.

Un giorno durante il primo lockdown siamo stati contattati dal regista Luca Ribuoli, amante della musica ed ex proprietario di un negozio di dischi, che ci ha chiesto se volevamo far parte di questa futura serie sia come attori che come musicisti nella colonna sonora. Noi eravamo veramente entusiasti a maggior ragione perché in un periodo in cui tutto sembrava “fermo”, ricevere una richiesta di lavoro e uscire di casa, era davvero una grande notizia.

Stare sul set, stare con gli attori e dietro le quinte con la crew è stato davvero emozionante. Siamo stati a Roma diversi giorni e abbiamo anche apprezzato una Roma deserta e diversa, davvero unica! Questa è stata la nostra seconda esperienza in Tv, perché eravamo già stati sul set del film Lamborghini che dovrà vedere luce nei cinema di tutto il mondo speriamo presto.

Nazionali ed internazionali: quali sono le collaborazioni che vorreste replicare?

Sicuramente con la clarinettista Chloe Feoranzo, con Roberto Luti, con GranPa Elliot per le strade di New Orleans, con Alessandro Cosentino e Lorenzo Assogna.

Viaggiate spesso in America, respirate l’aria di Nashville, New Orleans e della Route 61. Ditemi cosa rappresenta per voi entrare in quel mondo, come si vive la musica lì, come si suona? Quali sono le principali differenze a livello professionale e di vivere la musica.

L’America dal punto di vista musicale rappresenta il fulcro di quello che suoniamo ed è quindi molto importante. Ma i viaggi che abbiamo fatto vanno più in là della musica perché sono state vere e proprie esperienze di vita che hanno plasmato anche il nostro carattere e ci hanno aiutato a capire meglio noi stessi.

I Lovesick Duo, la band bluegrass e country made in Italy.

Avete un modo estremamente vostro di interpretare quel particolare stile di musica detto Americana da dove nasce l’attaccamento al genere? Dalla passione del ballo di Paolo Roberto Pianezza, da una nostalgia di un’epoca passata, da cosa?

Più che altro il nostro modo di suonare arriva forse da un approccio più jazz e quindi improvvisativo, per noi l’interplay è indispensabile e ci piace tenere sempre dei brani un po’ più “open” e meno strutturati o “pop” che dir si voglia, proprio per rendere ogni concerto diverso per noi e per il pubblico. Non siamo attaccati alla nostalgia di un’epoca passata ma la rispettiamo molto.

“C’est la vie”, direbbe Chuck Berry, che non era uno scrittore, ma secondo qualcuno è stato il più grande storyteller di sempre.”

Sono parole di Marco Denti lette in Storie Sterrate. Mi hanno colpito molto e mi portano a farvi le due domande conclusive di questa intervista di cui sono decisamente grato:

Avete uno stile immediato, divertente e che vuole far ballare eppure c’è sempre un canale comunicativo che sia apre con chi vi ascolta, quanto è importante che le vostre canzoni diano un messaggio forte e chiaro?

Per noi l’energia nella musica è uno degli elementi più importanti sia che si tratti di una ballad o di un rock n roll scatenato, questo è il messaggio che ci piace trasmettere poi ognuno trova le sfumature che preferisce nei vari brani.

So che Paolo Roberto Pianezza è un fan, come me, di Chuck Berry e vorrei sapere in pochissime parole da musicista cosa lo colpisce di più.

Quello che mi colpisce di più è la simbiosi tra scrittura di alto livello e la grande energia nella performance e nello show.

Paolo Roberto Pianezza e Francesca Alinovi formano il duo Country e Blues Lovesick Duo

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