William S. Burroughs e il culto del rock’n’roll

Casey Rae

Jimenez, 2020

Digli che l’ho letto e che credo a tutto quel che dice” aveva detto Dylan a Ginsberg a proposito di Burroughs (cit. p. 96)

William Burroughs era una rockstar nel senso più intimo del termine, pur non avendo mai imbracciato uno strumento, la sua vita vissuta secondo canoni non convenzionali e le sue opere piene di suggestioni e volontà abrasiva di non omologazione, sono state tra le più influenti all’interno della produzione musicale, rendendo palese il rapporto biunivoco, interdisciplinare e di reciproca suggestione che la letteratura e la musica hanno.

È possibile affermare che la scrittura letteraria attiva processi comunicativi che non differiscono da quelli del linguaggio musicale, dato che in entrambi i casi il detto è fondamentalmente pretesto del dire (Martino, 2015)[1]       

Le due arti si incontrano in un processo molto fluido in ben più punti di quelli che spesso si riesce a pensare e questo libro, studiando l’influenza delle opere e soprattutto dei metodi compositivi di Burroughs sui capolavori di Bowie, Dylan, Beatles, Rolling Stone, Lou Reed, Cobain e sul proto-punk con gli Stooges di Iggy Pop, con Patti Smith; sul punk e sul post punk; sull’acid music e sull’industrial music, ne è un lampante esempio che mostra il rapporto di contiguità che intercorre fra queste due arti sin dall’inizio della storia umana e conduce il lettore in un viaggio alla scoperta dell’immensa portata della sua prosa provocatoria e degli approcci rivoluzionari della pecora nera della rivoluzione Beat, il cui intento non era il semplice far scalpore, ma nel più rivoluzionario dei termini, far accadere qualcosa, intervenire sulla realtà in maniera anti-establishment, in pieno stile anarchico. L’autore di William Burroughs e il culto del rock’n’roll, Casey Rae, dimostra doti narrative complesse e indubbie con frasi a effetto che racchiudono ampie suggestioni in poche righe pregne di significato e una fluidità di narrazione che si argomenta solo con la scaltrezza del narratore che compie uno straordinario frugare a fondo nella vita di un genio aprendo sprazzi della sua vita allo sguardo rapito del lettore anche tramite gli occhi di coloro che rimasero affascinati e subirono in pieno il fascino da fuorilegge dell’icona Beat.

Un Cobain sorridente nell’accumulatore orgonico di William Burroughs, 1993.

L’indagine di Casey Rae è altamente documentata e trasuda passione e interesse per il vecchio Bill Lee, ma non si trasforma mai in una narrazione unidirezionale e di parte, emergono gli angoli oscuri della mente e del passato di un uomo che pur di vivere alla propria maniera, qualche macchia sul proprio mantello l’aveva; Rae non assolve né condanna rendendo giustizia al mito senza enfatizzarlo poiché il campo d’indagine del libro è quello dei lavori di Burroughs, della sua arte e dei metodi compositivi usati e della loro reale influenza nella vita e nell’arte delle rock star del ventesimo secolo conquistando con ampio margine il podio tra i pochissimi scrittori – secondo, forse, solo a Dante – che possono ambire al titolo di influenza inscritta nel canone occidentale sia in letteratura che in musica .

E poi c’è Burroughs il santo patrono di chi fa la cosa sbagliata esattamente al momento giusto (cit. p.76)

La figura dello scrittore che emerge da queste pagine è quella di un uomo dalla vita complessa e irripetibile, vissuta tra New York, Londra, Tangeri… Città del Messico, luoghi che profumano di suggestioni nella nostra mente, con un profondo amore per l’arte e un impegno intenso nel viverla e crearla che non ci si aspetterebbe da un uomo con una vita così sregolata; le riflessioni sul personaggio si fanno complesse ed è interessante notare come egli accettasse con diversi gradi di trasporto la propria assunzione a figura leggendaria dell’underground urbano; un essere per metà mitologico e per metà umano: una reliquia moderna furente e minacciosa come il Minotauro, o benevola, come una Beatrice peccaminosa che guida verso la beatificazione della lotta al potere attraverso ogni arma e perdizione possibile.


[1] Pierpaolo Martino, a cura di, Words and Music. Studi sui rapporti tra letteratura e musica in ambito anglofono, Armando Editore, Roma 2015.

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