Crossing

Enrico Cipollini & The Sky Horses

Ird Digital Distribution/ 1 luglio 2020

Americana/Roots

Crossing è una rivelazione, una vera bomba. Una chicca che, pur tenendomi aggiornato, avevo perso al momento della sua uscita, ma che va di sicuro nel novero dei migliori album pubblicati in Italia nel 2020. Il nuovo album del polistrumentista Enrico Cipollini è composto da dodici canzoni tutte originali che vedono un caleidoscopio di sonorità. Il folk si amalgama con il country e strizza l’occhio al blues, i generi giocano tra di loro fondendosi in uno stile unico suonato con perizia dall’artista ferrarese e dalla sua band, gli Sky Horses che producono una musica Roots, una specialità USA che sembra creata apposta per le corde di Cipollini.

Ascoltando questo album non si ha la sensazione di sentire qualcosa di già ascoltato, eppure le rimembranze con altri artisti sono molte, non ci sono le riproposizioni di un genere che invecchia e diventa stantio se riproposto sempre nello stesso modo, ma una rigogliosa rinascita; questa musica sembra creata proprio per le corde e la voce di questo compositore italiano che ne ha introiettato i significati più profondi facendoli suoi: Enrico Cipollini in questo album è un cantautore chitarra in spalla che ramingo vaga per la Highway 61, dietro di sé non lascia nulla se non il ricordo di una melodia appena ascoltata e delle impronte pensose.

Crossing ha tonalità sofferte, minimali in alcuni casi, ma estremamente potenti dove soggiace una malinconia di fondo; dove i protagonisti delle canzoni sono estremamente affascinanti e i testi ben strutturati; dove per i temi affrontati non è difficile scorgere la grossa influenza che lo stile compositivo di Springsteen ha avuto sull’artista. I testi aprono finestre sull’esistenza, quasi come guardando da dietro un vetro, protetti dalle tende, per chi saprà ascoltare, ci saranno vite ribelli, randagie, cupe o rassegnate. I testi occupano, in questo lavoro una parte importante ma è il sound quello che colpisce grazie a una voce corposa e un dobro slide che s’insinua profondamente nella mente dell’ascoltatore con il suo suono denso e allo stesso tempo originale, Cipollini riesce a farlo parlare e la sua scelta di usarne uno Squareneck con una gamma di accordi più limitata, e di farsi accompagnare dal violino anziché dal basso come succede nel country classico, rende più completa la musica. Un espediente compositivo che non rimane fine a se stesso, non è un esercizio di stile ne un ostentare una raffinatezza musicale ma una scelta perfetta per le atmosfere dell’album.

“I started working with the boys at the mill

I was just a kid know but school was no good place for me” (Slipping Away)

Entrando nel novero delle canzoni, Enrico mette subito in chiaro lo stile e l’andamento del long play con la splendida “Slipping Away” che vede protagonista un working man che la vita ha colpito duro. Una canzone che risente del cantautorato di Bruce Springsteen con particolare attenzione a “The River” e “Johnny 99” ma risuona come se l’avesse scritta e suonata Bob Seger con l’ausilio della band di Alan Jackson. “Somehow I Know” è una ballad malinconica e bellissima dove il dobro e il violino collaborano perfettamente. Fabio Cremonini con il suo strumento compie un lavoro superbo, mentre dietro le pelli Munari batte il tempo come un treno fantasma che passa lungo i binari di una stazione vuota e fatiscente per portare il protagonista via, e contribuisce a quella flebile speranza che permea la traccia. Le atmosfere evocate sono perfetti ritagli di vite estremamente attuali.

Come ci dicono queste canzoni la band suona all’unisono. L’impalcatura che sorregge il sound dell’album è l’alchimia tra i musicisti che si divertono e fanno divertire e che la registrazione in presa diretta rimanda fedelmente all’ascoltatore costituendo un ulteriore elemento per annoverare Crossing tra le novità che gli amanti della chitarra e del buon rock dovrebbero ascoltare assolutamente.

Non solo Americana e Roots, ma anche il rock trova spazio con “History Repeating” un rock classico, ritmato e potente anche se oscuro; “Not Worth It” che se possibile risulta anche migliore con le corde del dobro che stridono, la voce che incalza pastosa ma potente, classificandosi tra le mie preferite dell’intero album insieme a “Why” in cui l’approccio cambia e diventa un country blues malinconico e struggente, una sensazione… uno stato d’animo che non è facile lasciar andar via alla fine del brano; ne vorresti ancora un po’, anche se può far male.

“Here you’re standing at my door

Wearing nothing but your coat

You say we’re not young but not too old

To be wild and out of control” (Migrant Bird)

Continuando l’esplorazione di Crossing troviamo il puro country in “Migrant Bird” che a discapito del ritmo country e del contrapporsi di voci tra Enrico e Annalisa Vassalli è tutt’altro che una canzone dal testo semplice e “Down the Line” in cui Annalisa Vassalli canta ancora con Cipollini e l’accordo tra i due è perfetto; il piano e l’organo suonati sempre da Enrico duettano con il dobro in questa canzone che tra i suoi riferimenti principali ha il cantautorato di spessore e ci porta dentro la vita di una madre stanca con vivida e cruda bellezza.

Potendo scegliere io la disposizione dei brani avrei chiuso con la strumentale “Inisheer” perfetta per ricordare all’ascoltatore cosa si sta perdendo terminando l’ascolto e anche cosa è stato il viaggio tramite le polverose strade americane ma Cipollini non è di questo avviso e la inserisce a metà strada e così decido di chiudere la recensione proprio parlando di lei perfetto epitome delle atmosfere di ampio respiro dell’album e della sapienza come musicista dell’artista di Ferrara.

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