Ordinary Madness

Walter Trout

Provogue/28 agosto, 2020

Blues

Spingersi dove l’acqua è più profonda, non si tocca e non è facile tenersi a galla: questa è l’arte, e Walter Trout in Ordinary Madness mostra l’ammirabile voglia di spingersi lontano dalla riva, di lasciarsi travolgere dalle onde creative e di dimostrare, ancora una volta e come se ce ne fosse mai stato bisogno, che non è mai stato un musicista che vive sulle performance del passato, che sente di aver dato tutto. Questo non è l’album di un uomo che non ha più niente da dire.

Chitarra e voce gridano, stridano e in alcune parti sussurrano suadenti come le voci che nella notte una mente inquieta può ascoltare quando è da sola con i propri pensieri. Ordinary Madness è un racconto introspettivo della pluralità, parla della giovinezza inquieta del chitarrista, della sua lotta per la salute mentale e riflette sul senso della vita e sul tempo che passa senza divenir verboso, senza essere inutilmente triste; Walter Trout è estremamente coraggioso e onesto con i suoi fan, e nello studio del leggendario chitarrista dei Doors, Robby Krieger, coadiuvanto da una band di tutto rispetto e con l’aiuto del produttore Eric Corne sforna un LP nel quale immergersi, da ascoltare più volte, dove esplora, sulla soglia dei settant’anni, temi come  la mortalità e l’invecchiamento… il tempo che passa.

Il fatto che Walter Trout abbia avuto tre rotture al mignolo della mano sinistra nell’ultimo anno, ha creato probabilmente le condizioni perfette affinché negli assoli non ci fosse l’auto-pilota ma fossero pienamente blues: sporchi, arrabbiati, insomma cattivi e bellissimi al tempo stesso, come l’assolo in “Make It Right”, un blues funky con un ottimo riff.

Esplorando l’album troviamo “All Out of Tears”, dove la chitarra ulula e stride magnificamente dolce e triste al tempo stesso,  con un assolo strepitoso. Una canzone dal sound pulito e ampio che si adatta alla voce di Trout mentre canta della perdita di un figlio; “Wanna Dance” è un rock blues ben costruito, dalle tonalità decisamente heavy dove sia chitarra che voce hanno una certa urgenza di lanciare il proprio messaggio: una carica emotiva che si trasmette attraverso le casse per colpire l’ascoltatore. “The Sun is Going Down”, che inizia con un quasi mantra in coro, un’armonica in primo piano e il piano hammon evoca delle atmosfere precise. È una meditazione in musica sulla caducità della vita; in questa canzone Walter Trout è un pistolero solitario che insegue un uomo in nero, armato della sua sei corde, pericoloso e fiero, non teme il tempo che passa, ne prende solo atto, prima di accelerare, di spronare la propria chitarra verso un potente galoppo che richiami la vita, che sia vita. A mio avviso per l’ampio respiro della musica, per lo splendido assolo finale e per il lavoro accurato, è sicuramente una delle migliori tracce dell’intero Ordinary Madness insieme a “Final Curtain Call” che con il suo groove trascina l’ascoltatore e lo scuote con un assolo prolungato e potente.

Credit Alex Solca

Questo è un album ben strutturato e pensato, un disco che esce dal solito seminato Provogue, per fortuna, e non vede l’inserimento di guest star ma solo un lavoro unico di uno straordinario Walter Trout che apre con la title track, la canzone più lunga dell’album, un esperimento interessante con l’intro elettronica creata da Jon Trout che richiama l’atmosfera cerebrale del brano dove tutto cospira per creare una gran bella canzone: una chitarra scintillante, la voce, che Walter Trout a differenza di molti chitarristi cura, e un testo estremamente intenso, perfetto per un blues con influssi jazz, e tremendamente onesto su quello che il cervello può fare, non un inno alla pazzia né un peana, ma un racconto aperto di quello che una mente, a volte inquieta, può fare e fa a ognuno di noi: sull’ordinaria pazzia che percorre la nostra società.

In Ordinary Madness trovano spazio anche un paio di ballate, come la languida “My Foolish Pride”, più dolce rispetto a tutto il resto dell’album ma non per questo fuori posto, e “Heartland” che, con un testo particolare, offre uno spostamento di camera che stravolge la prospettiva attraverso gli occhi di donna, e riflette sulla decisione di un artista di lasciare casa per vivere una vita piena, l’irrefrenabile desiderio che faceva cantare a Tom Waits:

I put food on the table

and a roof over our head

but I’d trade it all tomorrow

for the highway instead (Long Way Home)

L’unica pecca può essere “Up Above My Sky” che nonostante l’assolo e una buona linea di basso, non si conforma alle atmosfere del disco, risultando davvero poco incisiva; eppure, l’album è un lavoro di qualità e Ordinary Madness di Walter Trout dovrebbe figurare in ogni libreria virtuale o fisica di qualsiasi serio appassionato di blues.

TRACKLIST

  • Ordinary Madness
  • Wanna Dance
  • My Foolish Pride
  • Heartland
  • All Out Of Tears
  • Final Curtain Call
  • Heaven In Your Eyes
  • The Sun Is Going Down
  • Make It Right
  • Up Above My Sky
  • OK Boomer
Credit Alex Solca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...