Arabpop

Arte e letteratura in rivolta dai Paesi arabi

(a cura di) Chiara Comito e Silvia Moresi

Mimesis, 2020

La poesia ha accompagnato ogni cambiamento politico e culturale avvenuto nei diversi Paesi arabi, e il suo indiscutibile successo ha attraversato il tempo e lo spazio (cit. p. 149)

Arabpop ci restituisce un aggiornamento sulle sperimentazioni artistiche attuali e ci dimostra quanto esse siano connesse con il resto del mondo, e diverse, particolari, uniche al contempo; i protagonisti di questo libro sono gli artisti arabi, intellettuali, poeti e registi, street artist e musicisti, attori e disegnatori, ma anche artisti visivi che hanno rielaborato con le loro opere un mondo.  Questo libro rende superflua e superata l’idea di una società araba monolitica e incompatibile con la nostra mettendo in luce come la nostra colta ignoranza veda il mondo secondo un filtro eurocentrico. Questo, insieme all’enorme mole di infomazioni mediate, ha depauperato di significato delle Primavere arabe.

Nelle parole e nelle opere di questi artisti, emerge un mondo arabo protagonista del proprio presente, perfettamente in grado di creare intrecci con le produzioni artistiche del resto del mondo e tenere vivo il dibattito intellettuale a livello internazionale (cit. p. 11)

Le autrici, con una serie di saggi puntuali, affrontano tutto lo scibile delle Grandi arti e della cultura; preparano per noi un percorso, dimostrando al comtempo come l’Arte possa essere, ed è, sempre foriera di vita. Scopriremo come gli artisti arabi abbiano riversato nelle loro opere gli aneliti di libertà e le loro istanze di protesta, impattando con la cultura popolare, e come abbiano cercato, riuscendoci con la forza dell’immaginazione collettiva, di coprire quel buco nero intellettuale, inteso come un luogo oscuro di ignoranza forzata che tutto cattura, perfino la luce, che i regimi sempre lasciano.

Arabpop è da leggere soprattutto per la visione chiarificatrice che ci dà e perché è, anche, un saggio di geopolitica che circostanzia il mondo arabo attraverso la rivoluzione visiva nata dal profondo cambiamento post-social del 2000 che ha aperto il mondo, infranto le barriere e iperconnesso il globo portando importanti case d’asta ad aprire sul suolo arabo proprie succursali per venderne le opere e ha spinto gli Emirati e il Qatar a indire fiere editoriali e importanti premi letterari. Il libro ci fornisce dettagli e informazioni che inscrivono ogni artista e ogni opera all’interno di un contesto storico e socio-culturale ben definito; ciò che succede oggi merita una riflessione per capire, immaginare, per scoprire una società culturalmente viva benché distante, e una rivoluzione che abbiamo avuto troppa fretta di liquidare sotto una coltre morale di disinteresse, senza cercare di comprendere l’impatto epocale che hanno avuto le proteste su di una generazione e che si è espansa in tutto il mondo arabo: per quanto tutto possa sembrarci uguale niente sarà come prima, mai più.

hin-bong-yeung-arabpop

Dobbiamo cercare di rompere i nostri pregiudizi. Questo vale in un senso o nell’altro, sia per quanto riguarda l’islamofobia e la xenofobia, l’incapacità di guardare l’altro e riconoscersi sia nell’aspetto commerciale del boom dell’interesse sugli scritti arabi: non dobbiamo cedere all’aspetto consolatorio e alquanto mondando di sentirsi parte di un’arena social liberal, dove tutto sembra contare e niente conta davvero; finché ci sentiremo virtuosi per il semplice fatto di leggere un libro o tweettare sui social non potremo fare quel passo auspicato da Arabpop, quello della comprensione che non può essere messa dentro un’attraente confezione e venduta. Solo compiendo questo viaggio in piena consapevolezza troveremo un mondo che vuole raccontarsi, smontando le pastoie della comprensione per cui l’arte non è solo un piacevole strumento ma anche un oggetto culturale posto all’interno di un ampio e complesso contesto in divenire. Partendo da questo assunto apprezzo davvero l’utilizzo che la casa editrice, e le autrici, fanno dei QRCode perché aprono una finestra su di un mondo interessante, creano una sezione inedita ed extra alla quale si può accedere con piacere, riversano un quantitativo di informazioni collaterali alla narrazione – street art e link ai trailer dei film –  che rendono più completo ed esaustivo il quadro. Finalmente si è “scoperto” che anche il libro cartaceo può essere espanso e divenire multimediale senza perdere nulla del proprio fascino.

In Egitto, Tunisia, Libano e Siria, gli artisti visivi sono diventati così l’avanguardia delle rivendicazioni politiche dei manifestanti, contribuendo anche alla nascita di un nuovo “regime estetico” dell’arte (cit. p. 41)

Il volume in otto capitoli – ognuno un saggio a sé stante ma che si ricollega agli altri per rimandi, contingenze ed esplorazioni artistiche –  ci parla di come la poesia araba abbia subito un riassembramento, un cut-up; vediamo gli artisti visivi e gli street artist pre e post rivoluzione circondare i miti identitari per reinterpretarli e dileggiare le fondamenta del pregiudizio: fondamentalismo, lo stato sociale diviso in classi, vogliono disorientare lo sguardo di chi guarda le loro opere per distruggere, smontare questi schemi e riscriverli come avvenne nell’epoca d’oro del rap e se, con molto riserbo, stiamo accettando che in Europa il fumetto, ovvero un’arte popolare così diffusa, sia foriero di denuncia sociale e politica e un mezzo espressivo attraverso il quale narrare le storie, i miti, i dolori e financo le passioni di una particolare società o nicchia questo sembra, invece, essere perfettamente evidente nei fumetti arabi di nuova produzione. Le Primavere arabe hanno dimostrato, ancora una volta, come cambiamento sociale e cultura popolare siano biunivocamente collegate e come un fermento politico-sociale abbia sempre una massiccia influenza sulle dinamiche di produzione e fruizione dell’arte sia prima che dopo.  L’immagine di copertina si inserisce perfettamente in questo discorso, ha come titolo Protesting Women, un regalo dell’artista e disegnatrice libanese Lena Merhej dove otto donne, ognuna con una propria peculiarità fanno sentire la propria voce libera proprio come sono otto le saggiste in questo libro.

 se avessero letto alcuni dei romanzi che erano stati pubblicati negli anni immediatamente precedenti, avrebbero trovato le tracce di quel disagio sociale, politico ed economico che poi è esploso nelle piazze. (cit. p. 20)

Ne consiglio a tutti la lettura perché Arabpop indaga l’arte come foriera di un messaggio latente, forse celato, ma mai taciuto: l’arte ha anticipato le proteste, gli  artisti hanno contribuito a creare quel movimento politico che ha portato la gente comune per le strade e, non è forse questo il fine ultimo dell’arte, ispirare a cambiare e riflettere il mondo? Il movimento delle primavere arabe non adrebbe sminuito con una ricostruzione parziale o pregiudizievole ma affrontato seguendo le informazioni, capendo e riflettendo per poi trarne, ognuno le proprie considerazioni e le saggiste in Arabpop svolgono questa funzione: ci costringono a pensare.

 Saranno anche i realisti a costruire ponti e strade nel mondo, ma non sono certo loro a spingere gli uomini a percorrerli (Norvegian Blues, Levi Henriksen)

abd-sarakbi-wMUzleDWMxc-unsplash
Damasco, Siria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...