La filosofia di Eric Clapton

Il blues come sapere dell’anima

Alberto Rezzi

Mimesis, 2018

Ne La Filosofia di Eric Clapton l’autore, Alberto Rezzi, racchiude tutto in uno splendido sottotitolo:  Il blues come sapere dell’anima. Questo è un libro che parla di anima e di musica, che esplora la metafisica dell’arte portandoci all’interno della psiche di uno dei maggiori chitarristi e artisti del mondo e lo fa in maniera molto sommessa, elegante; non parla della fama e del successo, ma di un uomo che vive per la musica e che in essa ha trovato la propria religiosità, un sistema alternativo di esistenza che può esistere solo nel blues, dove ha trovato le giuste armonie per tenere salda la propria psiche, per esorcizzare i propri demoni e per esprimersi. Il libro corre lungo i binari tortuosi della vita di Clapton, si costruisce intorno a From the Cradle  uno straordinario album che per Rezzi segna un punto di svolta fondamentale, non nella carriera artistica di Eric, ma nella sua presa di conoscenza come uomo. Qui, compiutamente si completa il cerchio  che l’ha visto bluesman girovago, rock star, band leader incostante, artista tormentato e a volte insicuro: con un ritorno maturo e consapevole all’unico suono e all’unica filosofia alla quale non abbia mai voltato la spalle: il blues.

I costanti cambi di direzione artistica, che hanno costellato gran parte della sua eclettica carriera e della sua multiforme produzione, possiamo leggerli ora come il riflesso della perpetua ricerca di ultimare se stesso, di compiersi come essere umano. (cit. p 130)

Sondandone la vita, i percorsi e le scelte, Rezzi ci porta a vedere  un uomo introverso, spesso schivo, con profondi squarci nell’anima e un doloroso passato che il più delle volte vorrebbe suonare e creare la propria musica senza il clamore della fama; una persona alla perenne ricerca del proprio io con un’unica costante: l’amore per la musica, più precisamente, per il blues.

Eric-Clapton-young

Attraverso questo particolare viaggio vediamo il blues come centro pulsante e propulsivo dell’anima in maniera non difforme a quanto postulato dalla filosofa  spagnola Maria Zambrano; non mancano incursioni in Nietzsche e nei maggiori filosofi del secolo scorso. Questa esplorazione nel territorio della metafisica è davvero interessante e sembra spiegare come potesse un bambino come me – senza conoscenze linguistiche e con limitati confini esperenziali –  capire perfettamente il blues  a un livello profondo e sensoriale, tanto che avrei potuto spiegarne i più profondi e reconditi segreti anche se non di certo in maniera compiuta come attraverso le insigni parole degli studiosi quali Amiri Baraka, ma a livello empirico, come di un qualcosa di impalpabile, un pescegatto che si muove sott’acqua increspando appena la superficie, lo si coglie più che vedere, ma la sua presenza è là lo stesso profondamente vera, perché l’arte è filsofia dell’anima e parla una lingua segreta ma capibilissima se si porge l’orecchio con la giusta sensibilità e abbastanza a lungo. Il blues ha sempre risuonato come un diapason attraverso il nucleo fondativo del mio essere, parlando la stessa lingua della mia anima; e il blues di Eric Clapton è quello che lo fa più di tutti, proprio perché, come spiega eccellentemente Rezzi, egli doveva provare, anche se in misura largamente maggiore, le stesse sensazioni.

In un’osmosi costante tra musica ed esistenza ha trasferito avvenimenti personali nelle sue canzoni creando una complementarietà e talvolta una inseparabilità tra queste due dimensioni. La musica, nel suo caso, rappresenta non solo l’esperienza sensoriale più importante, ma anche una dimensione spirituale in grado di risollevare, consolare, emozionare e financo guarire. (cit. p 130)

Eric-Clapton-2

Ѐ innegabile che  From The Cradle sia uno dei perni più interessanti nella riscoperta di Clapton come artista. Tuttavia, secondo la mia visione, tale riavvicinamento avviene due anni prima, nel 1992, con Unplugged, un album blues struggente e appassionante, dove l’artista, accompagnato da una band eccezionale, rielabora standar blues, riscrive in pieno pezzi straordinari della propria carriera come Layla e Old Love in chiave acustica e in uno dei momenti più bui della sua vita, risorgere attraverso il blues, compone la splendida Tears in Heaven mettendo in musica, in pieno stile blues, le proprie sofferenze e esperienze di vita.

Il blues è un impulso a tenere in vita nella propria coscienza dolente i dettagli ed episodi dolorosi di un’esperienza brutale, tastarne le asperità e superarla […] Come forma, il blues è cronaca autobiografica di una catastrofe personale espressa in forma poetica. (Ralph Edison)

In definitiva mi sento di consigliare, a ogni appassionato, La Filosofia di Eric Clapton. Il bues come sapere dell’anima perché, dimostrando un profondo amore per l’artista, l’autore compie uno sforzo creativo donandoci una possibile e plausibile chiave di lettura della vita tumultuosa dell’unica star della musica che conti ben tre introduzioni nella Rock’n’Roll Hall of Fame  – e una nella blues hall of fame. –

Eric Clapton

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