Master of Reality

John Darnielle

Minimum Fax, 2020

Articolo di Ilaria Marcoccia

Ho provato a dirti cosa mi faceva questa canzone, che mi parlava del posto in cui mi trovavo invece di dirmi dove dovevo andare. (cit. p. 92)

La realtà è sempre stata un posto strano in cui vivere. Governata da regole stabilite prima di noi, alcune di esse inaccettabili. Ma chi è il signore della realtà?

Forse la questione è “tremolante come le onde che salgono dall’asfalto in estate, che le vedi ma non le vedi davvero.” (cit. p. 28)

È il 1985, e un adolescente rinchiuso in un istituto psichiatrico per ragazzi, scrive una sorta di diario destinato al suo psicoterapeuta Gary il quale gli aveva confiscato al suo ingresso le musicassette e il walkman. Il giovane è restio dallo scrivere perché follemente arrabbiato per ciò che gli è stato fatto, una rabbia che si porterà dentro per tutta la vita.   Tutto quello che vuole però, è riavere le sue cassette. Tutto quello che vuole è, nello specifico, quella di Master of Reality dei Black Sabbath, la sua preferita, solo quella. Tutto quello che vuole è essere ascoltato.

Per convincere Gary a restituire quella sola cassetta, che a suo parere lo farà stare meglio, comincia a descrivere l’album dei Black Sabbath: la descrizione riguarda quello che le canzoni gli hanno trasmesso sin dal primo ascolto, e poi ancora e ancora, attraverso un’analisi personalissima dei testi e delle parole di Ozzy Osborne che ha un tocco quasi professionale. Le elucubrazioni sono lineari, chiare e coerenti; in poche parole se Gary avesse voluto vedere, ascoltare e comprendere il suo paziente, avrebbe potuto farlo: era tutto lì, ben scritto.

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L’esordio letterario di John Darnielle, pubblicato nell’aprile 2008 e tradotto per la prima volta in Italia da Minimun Fax, in realtà è una novella americana: a metà tra un racconto lungo e un romanzo breve. Insomma, una forma narrativa originale e funzionale alla vicenda.  Non c’è atmosfera, né personaggi secondari, né altro. In questo breve libro troviamo un ragazzo solo che tenta di convincerci della sua lucidità, e il suo tentativo incompiuto genera una rabbia adulta e matura.

Questo libro parla di musica ma essa è lo strumento, la metafora per narrare il conflitto, la mancanza di comunicazione; lo sfasamento della realtà è evidente e ognuno di noi lo potrà capire leggendo: forse non siamo stati in cura, ma ricorderemo perfettamente quel senso di inadeguatezza, quell’angoscia del non essere capiti e poi quella forte passione che avevamo per qualcosa, che fosse musica, cinema, arte; e come tentavamo inutilmente di esprimerla, quella passione, come tentavamo di dire agli adulti: guarda che questa cosa dice esattamente quello che dici tu, ma lo fa meglio, e ci piace! Questo libro parla di incomunicabilità o per dirla con le parole di un altro poeta in musica:

How can I try to explain? ‘Cause when I do he turns away again                                  It’s always been the same, same old story                                                                          From the moment I could talk I was ordered to listen. (Cat Stevens, Father and Son)

Darnielle dimostra di essere un autore consapevole e sopraffino in grado di arrivare dritto al punto utilizzando un metodo narrativo originale. L’analisi dei pezzi dei Black Sabbath sono di livello critico elevato ma sono comunque credibili nella bocca di un giovane appassionato. Questo libro parla delle capacità narrative della musica, del suo farsi storia e memoria in forma sonora, della sua capacità di ridefinirci e in cui ciò che è davvero importante è ciò che si prova.

Forse è vero che “quando qualcosa è un segreto, o un mezzo segreto, diventa più fico” (cit. p. 52), ma quando si cresce si diventa consapevoli che quella passione che si era fatta propria appartiene a tanti che come noi, si sentivano soli.

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