Shine – Pink Floyd Moon (Spettacolo)

È una serata piuttosto fredda e ventosa quella del 3 marzo 2020 e la psicosi serpeggiante all’interno del Paese mantiene le strade prive di quell’affaccendarsi affannoso dei passanti che si fanno largo tra la folla; eppure, davanti al Teatro Olimpico di Roma, la curiosità e la voglia di partecipare all’evento Shine – Pink Floyd Moon sembra aver cancellato la paura: sono tante le persone che attendono l’ingresso per assistere all’opera rock creata dalla mente feconda di Micha van Hoecke.

Dopo la prima mondiale al Ravenna Festival del 2019, lo spettacolo viene eseguito per la prima volta a Roma all’interno delle Giornate della Danza indette dall’Accadema Filarmonica Romana dal 3 all’8 marzo.

Con la batteria che si intravede davanti a una luna gigante, e Denys Ganio – interprete del Pink Floyd Ballet di Roland Petit, cult che debuttò nel 1973 con la band inglese originale – che avanza sul palco, la storia ha inizio. Tutto ruota intorno alle canzoni dei Pink Floyd, specialmente alla potenza immaginifica di Shine on You Crazy Diamond; tutte musiche celebri interpretate magistralmente live dai Pink Floyd Legend. Improvvisamente il sound psichedelico si espande all’interno del teatro e la musica rock, amplificata dalla perfetta acustica della sala, proietta gli spettatori in un mondo onirico e al contempo astrale: sulla luna, che altro non è che allegoria e metafora della mente umana e di tutte le sensazioni che albergano nella sua “dark side”, come follia, senso di smarrimento, orrore e vizio, ma è anche un viaggio di redenzione e scoperta. Per questo c’è anche poesia, vita e fantasia nella mente di un uomo, nel suo lato luminoso. Un gioco di luci e laser sapientemente orchestrato, illumina e mette in ombra i ballerini della Compagnia Daniele Cipriani, e i Pink Floyd Legend contribuiscono a mantenere un’atmosfera surreale e onirica perfetta per l’immedesimazione in un mondo fatto di personaggi lunari come il Pierrot di Stravinsky e Schönberg che, qui, esprime una diversa fisicità decisamente più rock e mascolina.

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Protagonista della scena è la musica, e i Pink Floyd Legend suonano tutti i grandi successi della band senza che i polsi tremino: non perdono un colpo e riescono a essere di gran lunga all’altezza delle aspettative; e in una commistione fra le arti la band diviene un po’ attore, non solo parte integrante dello spettacolo per via del suo essere lì e perfino elemento scenografico, mentre il corpo di ballo sussume le sensazioni musicali traslandole in una danza complementare ma diversa dal classico balletto neoclassico, perché si lascia andare in maniera decisamente più rock’n’roll.

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Il suggestionarsi a vicenda crea una commistione di sensazione e sentimenti che amplificano la storia. Lo spettacolo diverte e appassiona un teatro gremito, al completo, molte sono le volte in cui l’applauso compare spontaneo dal pubblico che in diverse occasioni sospira e si fa innanzi sulla sedia per entrare ancora più a fondo nella storia di un uomo che si perde e si ritrova, di un’umanità che ha molti lati oscuri ma forse può ancora essere salvata: la classica favola di dannazione e redenzione che da secoli colpisce per la sua intrinseca verità.

Dopo un metaforico calare del sipario, mentre si comincia a svegliare e a prender coscienza che è il momento di lasciare il Teatro Olimpico, la band sale in sella concedendo un bis in pieno stile rock e si lancia sola padrona del palco in una proposizione toccante di Dark Side of The Moon fino al rientro in stage dei danzatori a scaldare il pubblico a donare l’ultima scintilla: gli spettatori, in maniera spontanea, cominciano a battere le mani divenendo parte della performance musicale e incitando i Pink Floyd Legend quando durante il finale di Happiest Day of Our Life scollinano in un medley con Another Brick in the Wall part. 2.

Si è assistito non a un concerto, non a un balletto, ma a qualcosa di unico e diverso: una serata davvero ben riuscita.

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