Live From London

Gary Moore

Mascot Label Group/Provogue, 2020

Hard Blues

Quando ho saputo che Live From London registrava le ultime performance dal vivo del chitarrista di Belfast, non ho potuto non fermarmi dal prendere l’album e farlo suonare al più alto volume consentito. Ho ben presto avuto chiara una cosa: gronda sangue e sudore, in pieno stile rock blues. E se non si è pronti a una band che non lascia nulla al caso e al suono potente di una sei corde che geme, stride, fa le fusa e poi graffia, allora bisogna lasciar perdere: non è adatto a tutti. Questo live è una finestra sul passato dal quale ci possiamo affacciare e ascoltare un artista alle prese con una prestazione di altissimo livello; un ultimo, piccolo, frammento di genio: Gary Moore era un fuoriclasse con la Les Paul e la sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile.

La prima canzone è “Oh Pretty Woman”; serve subito a mettere in chiaro cosa aspettarsi e apre le porte alla profondità sonora del cd che, seppur ancorato allo stile blues, non può non risentire dei lasciti hard rock dalle sonorità dei Thin Lizzy, non le manca nulla del classico stile di Gary.  Continuando l’esplorazione, in “All Your Love” la chitarra di Moore disvela il riff e si lancia in continue impennate: un purosangue che non ha nessuna intenzione di lasciarsi frenare. Voce e chitarra costruiscono un ottimo dialogo impreziosendo la melodia e la versione di “I Love You More Than You’ll Ever Know” è la più bella re-interpretazione del classico di Al Kooper mai ascoltata, se non ci fosse la versione di Joe Bonamassa e Beth Hart in Live in Amsterdam.

Moore si lancia lungo la traccia donando tutto quello che ha per i dodici minuti della canzone e non si può far altro che lasciarsi stupire dalla sua abilità, da una chitarra che infuocata mantiene alta l’attenzione dell’ascoltatore. Ma è “Mojo Boogie”, di JB Lenoir, che lo rapisce e lo porta in un pieno Delta e fatica a restituirlo indietro; si apre con il bottleneck che scivola lascivo e potente, come il Mississippi, sulle corde ricordando l’intro di “Blues Before Sunrise” di Clapton; insieme a “Since i Met You Baby”, è la migliore dell’album. La seconda è uno standard del blues che Moore trasforma completamente: le note tenute, la velocità dell’esecuzione dove le dita lampeggiano lungo le corde, il ritmo, tutto in questa versione ci immerge nell’energia che quella notte, il 2 dicembre 2009, doveva aleggiare non solo sul palco ma su tutta Londra. Spinge in alto, mostrando ciò che si può fare quando anima e musica viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda e se Moore deve essere abituato a guardar giù da quelle vette io ho sentito il bisogno di alzarmi per assorbire le vertigini, solo dopo una breve camminata tra la scrivania e il letto sono riuscito a far ripartire il disco e a scrivere cercando di essere il più obiettivo possibile.

Live From London vede impegnata una band davvero notevole, ogni cosa è al suo posto, i ritmi sono potenti e tutti collaborano affinché la musica sia densa e corposa e Moore possa lasciarsi andare, senza pensare a nulla, se non a creare; anche chi ha lavorato dietro le quinte si è dimostrato un fuoriclasse donandoci tredici tracce che includono tutti i pezzi classici di Moore e una pulizia del suono straordinaria: se non fosse per la forza evocativa che solo un palco può donare ai grandi musicisti che non tremano di fronte al pubblico, potremmo quasi pensare di trovarci davanti a un lavoro in studio.

“Still Got The Blues” è un vero e proprio caposaldo delle esibizioni di Moore da quando fu incisa nel 1990 a testimonianza del passaggio alle sonorità blues: inizia dolce, languida come una bella donna e malinconica come un amante disperato, si dispiega una sensazione struggente che anche quando la Les Paul ruggisce non abbandona.

Gary-Moore-at-Pite-Havsbad
Gary Moore at Pite Havsbad

La chiusura del concerto è tipica “Parisienne Walkways”, scritta con Lynott, la ballata è dedicata alla Parigi del dopoguerra e al padre di Phil; da conoscitore del cantante sapevo che avrebbe tirato le note all’inverosimile e si sarebbe lasciato andare all’ultimo infuocato sprazzo di luce prima dell’oscurità della fine di un concerto. Un faro che per un attimo fende la notte.

Aspettavo con ansia il bending ma, quando è arrivato mi ha comunque colto di sorpresa, pur sapendo perfettamente dove si sarebbe posizionato, è arrivato dritto al bersaglio, un potente colpo.

Tirando le somme alla fine del viaggio: Live From London, è un album da possedere perché mette in luce e celebra il talento e la classe dell’artista nord-irlandese. Chiunque ami il rock blues e la chitarra dovrebbe averlo nel proprio scaffale degli ascolti.

Gibson
Gibson Les Paul

Tracklist

  • Oh Pretty Woman
  • Bad For You Baby
  • Down The Line
  • Since I Met You Baby
  • Have You Heard
  • All Your Love
  • The Mojo (Boogie)
  • I Love You More Than You’ll Ever Know
  • Too Tired/ Gary’s Blues 1
  • Still Got The Blues
  • Walking By Myself
  • The Blues Is Alright
  • Parisienne Walkways

 

 

 

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