Friday Night Lights

Buzz Bissinger

66thand2nd, 2020

Il football della Permian era diventato una parte troppo importante della città, una parte troppo importante delle loro vite, un valore intrinseco e sacro quanto la religione, la politica[…]. In un posto come quello era così che funzionava lo sport. Il football era il cuore pulsante, l’essenza stessa della comunità […] Non aveva nulla a che vedere con l’intrattenimento, ma solo e unicamente con la percezione che la gente aveva di sé. (p. 259)

Gli USA sono legati a filo doppio con le prestazioni sportive dei loro beniamini: durante la grande depressione fu Babe Ruth a esaltare una nazione, nel ’68  il ritiro di Joe DiMaggio ispirò Simon and Garfunkel che in Mrs. Robinson cantavano desolati “Where have you gone, Joe DiMaggio? /Our nation turns its lonely eyes to you” da allora però è stato il football lo sport che ha definito l’America, che ne ha incarnato i valori, non è un caso se in uno dei più grandi romanzi Americani, Roth esordisce connotando il suo personaggio chiave, lo Svedese, con queste parole:

Lo Svedese. […] questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta di liceo. […] Grazie allo Svedese, il quartiere cominciò a fantasticare su se stesso e sul resto del mondo, così come fantastica in tifoso di ogni paese […] le nostre famiglie poterono dimenticare come andavano realmente le cose e fare di una prestazione atletica il depositario di tutte le speranze. (Pastorale Americana, prima e seconda pagina, Roth)

Lo sa Roth ma lo sa bene anche Buzz Bissinger, che dopo aver seguito per una stagione intera la squadra di football liceale di Odessa, dà alle stampe un libro cult dello sport come Friday Night Lights. Il libro stesso è una lettura folgorante, ammalia con il suo incedere elegante come un running back da 4,4 sulle quaranta yard. Parte da Odessa per parlare del West Texas e dal Texas passa agli USA, come la grande letteratura, parla dell’America stessa, del suo cuore pulsante, delle sue contraddizioni e delle sue bellezze. Bissinger apre uno squarcio su una realtà, quella dello sport non professionistico: un tasto dolente, da troppo tempo ignorato, dove ragazzi giovanissimi, nemmeno diciottenni, vengono spinti, portati sull’orlo pretendendo da loro una dedizione e dei sacrifici tipici degli sportivi professionisti; nello sport liceale giovani e giovanissimi combattono una dura guerra per potersi esprimere, danno tutto quello che hanno, sono spinti a farlo da un sistema che pone sulle loro spalle la realizzazione, spesso, di una famiglia, una città, una nazione e lo fanno senza i soldi, le protezioni sugli infortuni dei professionisti. Così può arrivare l’attimo di un movimento sbagliato, di un blocco troppo duro per trasformare i tuoi sogni in cenere, proprio come successe a Boobie Miles, titolare dei Permian Panthers durante “un’inutile” partita amichevole.

«Mi manderà a puttane la stagione?» chiese, con un sussurro terrorizzato.                     «Spero proprio di no» rispose lui. Ma in segreto la pensava diversamente. Trapper era un preparatore atletico, aveva sempre a che fare con ginocchia malandate. Glielo diceva la pancia, quell’infortunio era serio, Boobie rischiava di non poter mai più giocare a football come un tempo. Il ragazzo si sdraiò e gli assistenti gli tolsero le protezioni. Nell’uniforme imbottita, con le protezioni che tanto amava, Boobie ricordava una specie di RoboCop in miniatura. Spogliato del suo equipaggiamento, però, ridotto a una maglietta grigia fradicia di sudore, aveva smarrito il suo personaggio. Sembrava proprio ciò che era, un ragazzo di diciott’anni spaventato a morte.                                                                                                                                       «Non potrò giocare al college» mormorava tra sé. (p. 75)

Nel momento in cui si perde di vista questo punto focale tutto diviene possibile e se una città, un’intera nazione, vive attraverso le gesta sportive di un giovanissimo, cosa sarà disposta a fare? Quali regole derubricherà affinché possa scendere in campo? Quali pressioni verranno fatte? Se tutto ti è permesso in quanto star liceale e un momento dopo divieni una pedina sacrificabile in un gioco più grande degli attori stessi, come puoi sentirti?

Nessuno dei coach alzò un dito per fermarlo. Era chiaro ormai che Boobie era diventato sacrificabile. Se voleva andarsene, che se ne andasse, e tanti saluti. Ma Nate Hearne, un giovane coach di colore la cui responsabilità principale era gestire i giocatori neri della squadra, lo accompagnò nello studio del fisioterapista per cercare di calmarlo, per salvare in qualche modo ciò che della sua psiche non era ancora andato distrutto. (p. 31)

È difficile calcolare l’impatto che questo potrebbe avere sulla psiche di un giovane che vivrà in una bolla fasulla, vivendo un sogno effimero che molto spesso, per la maggior parte dei protagonisti, non porta a nulla se non ad aver creato un sistema sbagliato di significazione dell’io: se riuscire in un determinato sport diviene per te tutto, se la vita è perfetta solo tramite di esso, una volta fuori dal sistema arriverai a sentirti abbandonato, deriso, incapace, il più delle volte, di trovare un senso a questo sentimento e quindi di ritrovarlo altrove; viene facile parlare di una realtà simile legata però al mondo dell’NBA ma molto vicina a quanto raccontato nel libro: quella di Derrick Rose, figlio prediletto della ventosa Chicago, amato, coccolato e vezzeggiato, designato come erede di Michael Jordan era fin da bambino vezzeggiato dai grandi marchi di calzature sportive, dai coach e dai procuratori sportivi da essere sicuro di potercela fare, da lasciar giocare gli altri ragazzi perché lui avrebbe “veramente giocato” solo in NBA; e quando arrivato al sogno, nel momento in cui il mondo era suo, in cui le promesse stavano per essere mantenute il suo ginocchio è andato in pezzi, come quello di Boobie Miles, con lui se ne è andata l’esplosività, la forza. E al secondo infortunio occorso anche all’altro ginocchio, è andata in pezzi la psiche della giovane star, che aveva faticato molto per adattarsi a un corpo che era dapprima paragonabile a quello di una perfetta Ferrari e poi a una semplice utilitaria, per il giocatore, professionista occorre dirlo e quindi con ogni paracadute a frenare la sua caduta, sono occorsi anni per rimettersi in piedi, e forse solo nella stagione 2020-21, ovvero quella odierna, sta facendo vedere a sprazzi quello che avrebbe potuto essere.

friday-night-lights-panthers
Carter

L’inchiesta scoperchia tanti vasi di Pandora lasciandone uscire le verità sporche: gli esami truccati, il cinismo, il serpeggiante razzismo e il fanatismo figlio probabilmente di un disagio esistenziale, di condizioni che come oggi non sempre erano ottimali: i problemi di soldi, di realizzazione e di futuro passano in secondo piano e mentre il mondo intorno sembra impazzito il football diviene un punto fermo-. hai il fan club, gli stendardi, i trofei e le luci del venerdì sera dove non è difficile identificarsi negli “eroi in campo”, le crepe che squassano il mondo reale non entrano, o se ci entrano lo fanno con estrema lentezza, nel tifo che è una sensazione estrema individuale quanto collettiva, e le persone si attaccano con le unghie e con i denti a quelle sensazioni che le fanno sentire vive e permettono di resistere a una realtà dura e questo fanatismo.

È un libro sincero, tosto da digerire, fatto di un giornalismo d’altri tempi e che lascia all’interno dell’animo un sentimento ambivalente, non riesci a lasciarti alle spalle l’euforia, indotta dallo narrazione – che per i protagonisti deve essere moltiplicata esponenzialmente –, puoi cogliere la grande bellezza insita nella tradizione sportiva e nelle vittorie, essere sinceramente grato, allo stesso tempo, per una lettura che accompagna il lettore producendo inevitabilmente un percorso mentale attivo fatto di pensiero e curiosità mentre dall’altra parte riesci a provare la pena, l’indecisione e le profonde ferite che una macchina così monopolizzante può creare soprattutto in un’età così estrema dove è tutto o niente. Bissinger tocca tutti questi argomenti in maniera del tutto sincera, priva di fronzoli ma estremamente romantica e catartica.

Ma ora Mike era nello stadio dei suoi sogni, ed era un periodo della vita, quello, in cui i sogni si avveravano ancora, in cui Davide faceva il culo a Golia, in cui l’inaspettato cadeva dal cielo, le sorprese piovevano ogni giorno e ogni sensazione era vissuta come la più importante in assoluto. Era alle superiori (p. 337)

Tuttavia Buzz riesce a farci vivere la mistica del football, trasformandola in quello che veramente è: un’epica moderna e nonostante sia sincero fino all’ultimo, sviscerandone ogni aspetto buio o corrotto è impossibile non scorgere la bellezza in fondo al tunnel. È impossibile non parteggiare per i Permian Panthers, non capire il senso di cameratismo che stringe i giocatori come moderni spartani dove ogni scudo è eretto per difendere l’altro, si tocca con mano l’atmosfera della stagione 1988 e si gioisce e ci si dispera con loro durante cavalcata verso i playoff, è difficile non cogliere l’essenza gladiatoria e il complesso sistema di significati che avvolge il football… è difficile non rimanere abbagliati dalle luci del venerdì sera.

Lo amava, il football, lo amava e lo odiava, lo odiava e lo amava.                                             Finì di vomitare e ricomparve nello spogliatoio con un sorriso di sollievo sulle labbra. La catarsi era avvenuta. L’aveva tirato fuori, il dubbio, la paura.                                                     Adesso era pronto per giocare. (p.25)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...