From ashes to hero

David Robert Jones nacque nel 1947, e solo diversi anni più tardi sarebbe diventato l’iconico trasformista che ha rivoluzionato la nostra concezione del rock con il suo incedere androgino ed elegante, noto come David Bowie. Figlio della middle class britannica, crebbe, come molti giovani di talento, solitario e incompreso, ingabbiato in una quotidianità che, seppur dorata, intrappolava il suo talento artistico e la sua mente brillante. Fortemente influenzato dalla figura del fratello maggiore, da lui colse la passione per la musica e la letteratura beat e non solo; due passioni che durante tutta la sua carriera saprà sfruttare condensandole in nuova materia, elidendo con precisione quelli che si ritengono essere i confini delle arti – viene subito da pensare a quando dichiarò di usare il cut-up di Borroughs per la scrittura delle proprie canzoni –.

David Bowie è sempre stato la sua icona, la maschera, il travestimento più vero della verità, così perfetto che ogni volta invece di nascondere metteva in luce parti diverse della sua anima. Sin dal suo esordio fino al giorno della sua prematura scomparsa, l’istrionico artista ha fatto di se stesso un’opera d’arte, votandosi al trasformismo e alla sperimentazione, coniugando le arti con la sua personalità e nella quale inseriva ogni volta elementi recitativi, poetici, musicali e modaioli mixati con sapiente maestria. Dimostrava così un’audacia che più di nascondere metteva in risalto l’artista e l’uomo:  per questo le sue continue cadute e trasformazioni non hanno mai stancato il pubblico erano solo la cortina fumogena, l’ammantarsi di mistero di un uomo che ogni volta si gettava completamente in pasto alla propria arte senza lesinare. Una delle sue peculiarità più evidenti, l’eterocromia,  rendeva il suo viso dai tratti aristocratici e androgini così diverso.

Il suo sguardo bi-colore che sembrava sempre perforare il mondo, deriva anch’esso da una trasformazione indotta, in questo caso, che era avvenuta nel 1962 quando l’amico George Underwood durante un litigio lo aveva colpito al viso provocandogli un’infiammazione permanente al nervo ottico e la dilatazione innaturale della pupilla.

Per me la musica è il colore. Non il dipinto. La mia musica mi permette di dipingere me stesso

L’artista è stato un vero e proprio caso isolato all’interno dell’arte del Novecento coniugando l’attrazione di massa con la sperimentazione, la musica pop con il rock, veicolando ogni volta un nuovo messaggio, una nuova identità contro quelli che sono i dettami dell’entertaiment business dove si vuole l’artista sempre fedele a se stesso, immutabile e immarcescibile, fotografia di un io che dopo anni non può restare lo stesso e diviene per forza di cose stereotipo: Bowie ha sorpassato tutto questo mettendosi maschere, giocando e dicendo la verità insieme, provocando e vezzeggiando con una maestria senza pari.

Space Oddity, ispirato dagli avvenimenti dell’epoca e da Kubrick, diede vita al Major Tom, uno degli alter ego ricorrenti del musicista e ha dato vita anche a un mondo immaginario fatto di stelle, spazio e di un senso di felice non appartenenza a nessun piano materiale, che saranno dei topoi narrativi ricorrenti in tutta la carriera; poi ci fu l’immagine androgina veicolata in The Man Who Sold The World prima di giungere a Ziggy Stardust e al Duca Bianco.

Bowie

Con il suo arrivo nel nostro mondo, Ziggy Stardust sconvolge l’universo musicale e della cultura pop, e niente sarà più come prima; all’apice del successo l’alieno venuto dallo spazio si dichiara bisessuale, scherza, gioca e confonde tutti su presunte malattie mentali e diviene un tutt’uno con la figura di Bowie stesso che, come una spugna, attrae a di sé e fa propri tutti quegli elementi di diverse comunità e delle centinaia di persone che incontra e diventa un caleidoscopio di personalità, un cubo di rubrik che i giornalisti si affannano a voler decifrare senza però mai riuscire a penetrare oltre quella patina di pacata accondiscendenza e di tagliente sarcasmo. Bowie in questo modo compie uno stravolgimento estremo della personalità dell’artista, che non si manifesta come un’inossidabile star da venerare, ma dà voce a un eccitante mix di pericolosità e avventura, rendendo protagonista prima di tutti gli altri, prima che divenisse moda, lo straniero, “l’Altro”, Ziggy Stardust diviene colui che dà dignità a coloro che si sentono strani e ai margini, non rinnega nessuno.

La mia natura sessuale è irrilevante. Sono un attore, recito una parte, frammenti di me stesso

La sua arte inclusiva e pervasa da carisma porta i reietti sulla cima del mondo, come aveva fatto il Front-man dei Velvet Underground anche, va ben detto, ma se Lou Reed era l’intellettuale della classe povera, il pervertito pervertitore delle masse dalla mente geniale, Bowie era un giovane dall’aria aristocratica che giocava con la sessualità e l’eleganza per abbattere gli stereotipi, per includere e non per sbattere in faccia al mondo la schietta bellezza della perversione.

Seppur istrionico e accentratore, Bowie ha sempre dimostrato affetto e lealtà verso coloro che erano riusciti a incidere un solco attraverso le sue mille personalità toccandolo nel profondo: aiutò Lou Reed con Transformers, lanciando la sua carriera solista, ed è stato così anche, e soprattutto, per Iggy Pop, un uomo che deve molto all’autore di Starman.

IMG_2774

I due si incontrarono per la prima volta in un night club newyorkese, tra i fumi dell’alcool e dei sigari, nel 1971; in un ambiente consono trovarono sintonia e si scoprirono più affini di quanto si sarebbero mai aspettati. Nel 1975, mentre Iggy si trovava nella assolata California in uno stato mentale così devastato da alcool e droghe da essere ricoverato con accenni di schizofrenia; Bowie, invece, stava riemergendo emaciato da dipendenze psicotrope che gli avevano causato allucinazioni e manie di persecuzione tali da renderlo preda a un incontrollato terrore. Fu quindi per amore di un amico e di se stesso che il trasformista smise i panni di Ziggy Stardust e indossò quelli di un algido ed emaciato dandy della classe abbiente inglese. Con un colpo di spugna Bowie cancellò il suo alter ego più famoso e ne inventò uno che nell’immaginario collettivo italiano rimane, forse, ancora più iconico: quello del Duca Bianco, e cercò di darsi una ripulita. Mentre tutti avevano voltato le spalle a quella che era stata una fulgida stella del rock, fu solo il Duca a far visita all’Iguana che, come nel più classico dei racconti biblici, cadeva a terra folgorata dalla perdizione, punita ed esiliata non solo per la propria superbia ma soprattutto per aver così tanto brillato. David cercò e riuscì a raccogliere i pezzi di quello che un tempo era stato Iggy Pop. Lui era all’apice del suo periodo più burrascoso e tossico ma allo stesso tempo creativo, fervido e immaginifico e tese una mano all’amico che aveva perso tutto liberandolo dalle catene che lo impastoiavano a Los Angeles; lo portò con sé lungo il tour di Station to Station, tirò fuori dal fango l’amico di sempre destinato a una vita da senzatetto ridandogli una credibilità artistica che nessuno pensava potesse ritrovare.

Da quel giorno, per lungo tempo, i due formarono una coppia inseparabile e decisero di lasciare la sfavillante America per rifugiarsi in un più appartato mondo. Furono di sostegno l’uno per l’altro durante un periodo in cui si ripulirono dagli eccessi e come nessuno era mai, probabilmente, riuscito a fare, si capirono a un livello artistico più profondo, divenendo alter ego creativi e sprone l’uno per l’altro; scrissero e produssero insieme – con la preponderante impronta di David –  dando vita ad album iconici tra cui la trilogia Berlinese per Bowie e The Idiot e Lust For Life per Iggy, due degli album migliori dell’artista proto-punk che si trasformava in rockstar proprio nello stesso anno dei Clash e dei Sex Pistols.

Bowie, grazie alla famosa trilogia Berlinese, riuscì a plasmare e dare vita alla cultura gotica e perfino alla nascente New Wave, si circondò di grandi artisti e creò sperimentando qualcosa che non era mai stato ascoltato prima. L’androgino Duca Bianco divenne ancor di più un’icona e David Bowie continuò a brillare nel firmamento della musica fino a quando dopo oltre trenta anni passati su di un palco, sotto il fuoco dei riflettori, delle macchine da presa e dei flash dei fotografi, decise – anche a causa di un malore avuto sul palco – di lasciare a poco a poco le scene, ritirandosi a vita privata con la bellissima modella somala Iman, sua compagna fino alla fine. Quella di Bowie, in questo caso, fu un’altra trasformazione e un’altra prova di audacia: lasciò il palco mentre era all’apice del successo per ritornare con “The Next Day” solo dieci anni dopo quando ritrovò la vena artistica intatta, e si ripresentò a coloro che da tempo agognavano il suo ritorno; lo fece senza indossare maschere, o forse, avendo indossato la maschera di David Bowie così a lungo, oramai l’aveva fatta propria. Anche in questo ritorno il richiamo alle stelle è forte come lo sarà in Blackstar, l’ultimo album.

Un vero e proprio testamento, un lascito che l’artista ha voluto donare alla sua legione di fedeli, lottando per ultimarlo prima della fine, non è un caso che sia scomparso due giorni dopo la pubblicazione. È il primo a non averlo in copertina, un album anche questa volta immaginifico e onirico dove la suggestione della morte è onnipresente: nel video del singolo di lancio compare la tuta da astronauta del disperso Major Tom, il primo grande alter ego di Bowie, ma al suo interno non c’è lui, rimane solo uno scheletro ingioiellato che diverrà con il suo teschio un simbolo di idolatria: come non notare oltre alla nota dolente anche una certa ironia?

Ho sempre avuto un bisogno ripungnante di essere qualcosa di più che umano. Mi sono sentito insignificante come umano. Ho pensato “Fanculo, voglio essere un superuomo”.

Con oltre 150 milioni di dischi venduti in vita possiamo dire che Bowie ha ben mantenuto il suo proposito.

bowiestar

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...