Rocket Girls

Laura Gramuglia

Fabbri Editori, 2019

Articolo di Ilaria Marcoccia

Cosa c’era prima del femminismo? C’erano le ragazze e le donne che lottavano quotidianamente per la loro rivalsa, messe alla prova dalla società, escluse ed emarginate, che hanno fatto il personale politico sublimandolo in quello che oggi è un movimento universale di coloro che lottano per la libertà. La libertà, però, è una lotta costante, scriveva Angela Davis, perché il femminismo implica di più di uguaglianza di genere: dentro c’è liberazione. Da tutto, dalla povertà, dalla discriminazione, dalla prevaricazione; esserlo significa portare giustizia là dove non c’è, per esempio nel mondo della musica. Rocket Girls di Laura Gramuglia è una carrellata di personalità, vite, storie e analisi della società di ieri e di oggi. Dietro questo bel libro da sfogliare, da ammirare e da leggere, c’è un’urgenza: il riconoscimento di coloro che hanno rivoluzionato la storia della musica lottando contro il sovranismo di un immaginario che non lasciava spazio alle donne; dentro questo libro c’è la necessità di raccontare le loro storie, contestualizzarle e poi riportarle ai nostri giorni perché la lotta è quanto mai attuale, è una lotta costante.

L’autrice opera in sinergia con le illustrazioni di Sara Paglia, raccogliendo le voci delle protagoniste femminili della musica: da Patti Smith a Amy Winehouse, da Diana Ross a Tracy Chapman, tutte accumunate da una semplice eppure sostanziale caratteristica, quella di aver dovuto alzare la voce per farsi rispettare in un mondo dominato da uomini. Sia nell’immaginario che nella realtà quando pensiamo al rock, al punk, al pop, facciamo riferimento inconsciamente a icone maschili, ma in questa raccolta possiamo leggere le storie di donne che hanno cambiato a poco a poco i canoni, e lo hanno fatto semplicemente restando loro stesse ed esprimendo l’arte a modo loro.

Possiamo leggere quindi di Yoko Ono, che è stata riconosciuta da poco come co-autrice di Imagine, una canzone che non sarebbe potuta esistere senza la donna che ha ispirato John Lennon e che ha sempre avuto uno spiccato senso dell’arte, ma che è stata tacciata per anni di essere una strega. Grazie a Rocket Girls si possono scoprire tante piccole curiosità e questo lo rende un libro pop nel modo in cui riesce a catturare e attirare l’attenzione, con le sue belle illustrazioni e la copertina esplosiva. Ma si tratta anche di una raccolta ragionata, in cui Laura Gramuglia ricostruisce in breve la carriera e il contesto di ogni protagonista per poi poterle riportare a oggi, sviluppando un’interessante analisi che non cade mai nel banale.

Molte di queste storie colpiscono per la dimostrazione di come la lotta di queste donne non sia ancora conclusa, si aggiorna costantemente e raccoglie sempre più consensi. Tina Turner diventa quindi il pretesto per parlare di mansplaining, l’atteggiamento paternalistico in cui si è trovata a confrontarsi una che senza dubbio non mancava di grinta e di voglia di essere libera. Per Nina Simone, ad esempio, essere libera significava non avere paura, anche di non soddisfare le aspettative degli altri, e per questo decise di dismettere il caschetto liscio che la rendeva più piacevole agli occhi dei bianchi ma profondamente insoddisfatta, e sfoggiare i suoi capelli afro con orgoglio e stile iconico, accompagnati dalla sua voce pazzesca e dal carattere difficile. Beth Ditto, ancora, ha fatto più di quanto potesse immaginare per le donne solo essendo se stessa: con la sua sprezzante ironia che cela un passato difficile, ha svelato quando la società abbia bisogno in realtà dell’obbedienza femminile attraverso il rispetto dei canoni; lo stesso che ha cercato di fare anche St Vincent che cantava con i tacchi, che la facevano sentire fortemente bella e allo stesso tempo fragile, ma lei sapeva che le ragazze possono arrivare dappertutto anche mostrando le proprie debolezze, le proprie fragilità; anche questo è femminismo: conoscere i propri lati oscuri e saperli portare con fierezza.

34. st vincent

Fiona Apple ha subito lo stesso trattamento, è stata presa di mira per il suo aspetto e per il non rispondere ai canoni estetici del suo tempo; ha dimostrato che esporsi non è mai semplice e per una persona particolarmente emotiva può rappresentare un pericolo e che dopo i crolli si può rinascere e magari portare messaggi ai più giovani attraverso l’arte.

Immancabili icone di stile Grace Slick che ha rischiato di pagare un prezzo altissimo pur di fare rock’n’roll, di cambiare la storia della musica inserendo la sua impronta tonale inconfondibile, ma ne è uscita con fierezza, facendo una scelta contro corrente e dimostrando che l’arte è anche una questione di scelte, di voglia e non solo denaro. E così come lei pareva trattenesse la potenza della sua voce e ha saputo fermarsi prima che le cose degenerassero, la sua amica Janis Joplin è andata incontro a un destino segnato da eccessi, da rabbia, insicurezza, fragilità e anche sensualità.

Le protagoniste del rock che troviamo nella parte finale del libro sono le più mature artisticamente perché consapevoli del loro potere sulla società e sulle giovani, per questo scelgono di essere di esempio e non hanno paura di usare la loro arte per sostenere le battaglie in cui credono.

In un mondo come quello del rock in cui la maggioranza dei protagonisti sono uomini quando la protagonista in questione è donna allora il confronto diventa inevitabile e non sempre da disprezzare: quando si dice che Patti Smith è l’equivalente di Bob Dylan, non si sta parlando di altro se non della sua volontà di trasmettere la letterarietà attraverso la musica, un concetto, un pensiero. Non c’è nulla di male nel confronto tra artisti, nella musica e non solo si fa di continuo, a meno che questo non implichi l’accentuazione di una disuguaglianza basata sul genere.

01. patti smith

Il libro trova il suo pregio nel filo conduttore in cui le grandi donne della musica del passato tornano a vivere nei temi contemporanei, perché tra citazioni e studi approfonditi Laura Gramuglia sa destreggiarsi nella storia del rock al femminile e proporre un testo da cui è difficile distogliere l’attenzione e che trasmette una grande carica ed energia mentre le fantastiche illustrazioni di Sara Paglia non sono fini a se stesse, si compenetrano magnificamente nell’idea generale del testo, come una colonna sonora dedicata a tutte loro; She’s a rainbow cantano i Rolling Stones in sottofondo.

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