Rock Lit musica e letteratura: legami, intrecci, visioni

Liborio Conca

Jimenez, 2018

Kendrick Lamar understands and employs blues, jazz, and soul in his music, which makes it startling. His work is more than merely brilliant; it is magic. (Toni Morrison)

Quello di Liborio Conca è un gioco intellettuale molto serio.

Nel suo esordio si getta a capofitto sfondando la superficie dell’ovvio per analizzare i punti di contatto tra musica e letteratura, cercando i punti d’incontro, le contaminazioni, le intersezioni culturali, in quel confine in cui risulta difficile stabilire dove inizia l’una e finisce l’altra, in poche parole, chi ha influenzato chi, generando un intreccio dialettico impenetrabile affrontato con grazia e metodo critico.

In questi ultimi anni, la sottile linea che venne imposta da una certa critica in poi, e che delineava il confine tra letteratura e musica, è andata sempre più scomparendo; e questo divenuto chiaro per tutti, critici o meno. Kendrik Lamar è stato il primo rapper a vincere un premio Pulitzer, tanto che la stessa Toni Morrison, tra le più importanti pensatrici afroamericane della nostra epoca, lo ha identificato come suo degno successore, e intanto Bob Dylan veniva insignito del premio Nobel per la letteratura. Le discipline comparate hanno iniziato ad accorgersi che dietro lo studio dell’etnomusicologia esiste un mondo di testualità da studiare, che nelle canzoni sussiste la capacità di condensare, schiarire e fermare nel tempo dei fotogrammi, delle immagini, delle suggestioni imprescindibili per capire l’evoluzione della cultura di un popolo e di una nazione.

E poi c’è quel ritornello, “How does it feel”, che in quattro parole trasmette ciò che pochi scrittori, poeti, registi o musicisti possono fare. (Don DeLillo)

 Rock Lit dimostra che la scelta editoriale della Jimenez, giovane casa editrice romana, si pone esattamente in questa linea di pensiero. Con un linguaggio sagace, che mescola la riflessione intellettuale a un linguaggio che nega, volutamente, qualsiasi categoricismo saggistico che potrebbe allontanare il lettore, Conca scrive un testo tentacolare; non solo per le mille diramazioni di pensiero che si dipanano ma anche per la sua capacità di avvinghiare in un caldo abbraccio sia l’appassionato che vuole consolidare le proprie conoscenze e/o credenze, sia il semplice curioso, e lo fa perché, pur parlando con competenza di un argomento all’apparenza banale ma, invero, estremamente complesso, non usa nessuna auto-referenzialità alla sua carriera ampliamente riconosciuta all’interno del contesto culturale italiano – scrive per la Repubblica, Minima&Moralia e molti altri –.

foto O’Neill

È in Nova Express e in La macchina morbida che compare un personaggio chiamato Willy l’Uraniano[…] The Heavy Metal Kid: da qui venne mutuato in seguito attribuito al genere musicale. (p.22)

Fu William Borroughs, dunque, a coniare la dicitura Heavy Metal e a identificare un genere oggi noto a tutti,   – fu Lester Bangs o forse Mike Saunders a usarlo sulla rivista «Creem», per riferirsi a un certo tipo di sonorità fino ad allora mai ascoltata –. Rock Lit ci porta all’interno di un mondo fatto, per l’appunto, di legami, intrecci e visioni, con particolari chicche anneddotiche che seppur fine a sé stesse, e anche per questo estremamente interessanti, supportano il concetto-impalcatura che sussiste dietro alla creazione di questo libro: dimostrare che musica e letteratura si sono influenzate in maniere che nemmeno credevamo esistessero. Come per Killing an Arab, controversa e famosa canzone d’esordio dei The Cure, scritta di getto da un giovane Robert Smith dopo aver finito Lo Straniero di Camus.

Assolutamente da recuperare, all’interno degli scoppiettanti capitoli del libro, due su tutti: Al Confine del Southern Gotic, dove veniamo trasportati in una terra composta da dolore, rimpianto, riscatto, dove sussiste la cattiva e amorfa bellezza di un mondo crudele in cui gli uomini si muovono, disillusamente romantici, dibattendosi in una guerra impari; sebbene possa sembrare la trama di un romanzo di Flannery O’ Connor o di Cormac McCarthy, che pure sono due dei maggiori ispiratori del genere, qui parliamo della vita di Vic Chesnutt e di Mark Linkous degli Sparklehorse che incisero London di William Blake trovando in lui, come nei romanzieri succitati, la cifra linguistica adatta. Ma se è vero che le contaminazioni sono infinite, Conca ci rivela anche che il titolo del primo album degli Sparklehorse VIVADIXIESUBMARINETRANSMIS-SIONPLOT è un palese omaggio a Tom Waits e al suo SWORDFISHTROMBONE, che incantò il maledetto cantante con le sue metriche e l’intero capitolo su Leonard Cohen.

Leonard Cohen, prima di diventare un cantautore, era stato un poeta e uno scrittore, avendo pubblicato due romanzi e quattro raccolte di poesie, opere tra l’altro accolte dalla critica con un favore a volte addirittura ottimo. (p. 101)

Distinto dagli altri anche per la diversa colorazione delle pagine, che creano un voluto stacco tra questo cantore-poeta e il resto del libro, si trova l’omaggio doveroso a Leonard Cohen, l’artista che più di tutti ha identificato in sé stesso questa unica anima divisa. Un uomo che cantò le proprie poesie e che ebbe una comunione istintuale con Gabriel Garcia Lorca, amandolo a tal punto da chiamare Lorca il propio figlio e da trarre da Pequeño vals Vienés una delle proprie canzoni più belle, Take This Waltz.

 È […] evidente come i grandi cantautori abbiano impegnato all’interno della forma-canzone un retroterra lirico, costruito sulla forza delle parole e sul loro potere evocativo, agganciato soprattutto alla tradizione orale della poesia e derivato da fonti letterarie. (pp. 100-101)

Il libro si muove in bilico tra basi ragionate e documentate e suggestioni personali,  questo lo rende più fruibile e meno distaccato di un saggio: una dialettica che, lungi dal voler convincere qualcuno, lancia input che ammaliano. In questo senso va letto il sistema testuale delle note che, amichevoli e informali, si integrano come apparato critico necessario per comprendere questo viaggio e aprono degli strappi nella cortina del testo, facendo trasparire la storia, la vita e l’amore per la musica che l’autore prova. Questa storia si dipana, lungo le pagine, dall’America fino all’Inghilterra, in un tortuoso e continuo rimandarsi e ispirarsi a vicenda; c’è l’Italia anche, con i suoi scrittori, che hanno influenzato, e non poco, la vita di moltissimi autori come Patti Smith, poetessa, scrittrice e soprattutto sacerdotessa del rock‘n’roll puro. Patti ha dimostrato la sua passione sconfinata nei confronti di Pier Paolo Pasolini e Morrisey ha vissuto a Roma per qualche tempo proprio per muoversi lungo le strade della città che aveva ispirato il regista poeta. Dylan da sempre è affascinato dalla nostra poesia Trecentesca e da Giacomo Leopardi; Michael Stipe, leader dei R.E.M. cita apertamente John Fante in West of Rome. Viene approfondita con perizia l’influenza degli scrittori italiani all’estero ma l’unico neo che posso trovare in questo libro è il fatto di essere incentrato soprattutto sulle collusioni tra letteratura e musica all’interno del panorama straniero tralasciando le importanti commistioni italiane: basti pensare a Guccini che sussume e fa proprie, senza snaturarle, le atmosfere del Cirano, l’influenza che ha avuto la letteratura favolistica su Bennato o le contaminazioni di De André.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...