Superdownhome

I Superdownhome stanno attirando grande attenzione dal pubblico e importanti riconoscimenti a livello nazionale, europeo ed estero, raccogliendo i meriti di una vita passata sul palco. Appena tornati dalla trasferta francese sono impegnati in un micro-tour italiano che li vedrà suonare questa sera 9 novembre a Milano, domani a Brescia e lunedì 11 li vedrà protagonisti di uno show memorabile al Largo Venue della Capitale in apertura di Popa Chubby; partiranno poi per una tournee europea tutta a suon di rock and blues.

Siete una band relativamente recente, vi siete formati come duo nel 2016, per aver già raggiunto così tanti traguardi, avete un segreto? Qualcosa che potete confidare o consigliare alle band emergenti?

Siamo una band recente ma con una serie di notevoli esperienze individuali precedenti. Questo ci ha dato la possibilità di conoscere meglio anche alcuni dei meccanismi del “sistema” musica e showbiz. Non abbiamo particolari segreti… ma se possiamo consigliare qualcosa è di cercare come prima cosa un’agenzia. Poi rimango sempre legato ad una vecchia intervista dei Police in cui Copeland diceva che loro passavano il 70% del loro tempo a fare P.R. e il 30% a suonare; giusto per sottolineare che, purtroppo, le cose poco “artistiche” se le deve comunque “smazzare” la band. 

Spiegateci la chimica che si crea in un duo, credo sia diversa da quella che si viene a creare in una band: si è in un rapporto one to one e si è direttamente coinvolti in tutte le scelte. Non esistono inoltre “membri cuscinetto” tra le vostre personalità.

La chimica in un duo è più diretta. Ma, proprio perché siamo in due, si possono anche verificare situazioni di “non maggioranza” in cui occorre rinunciare alle proprie idee in funzione del “bene comune”. Nel nostro caso i compiti sono stati chiaramente delineati. Enrico compone e Beppe arrangia e rimette a posto i testi. Per quanto riguarda la questione P.R., a fare da “managers” sono Beppe e l’agenzia. 

Ricordando Pistoia, vorrei sapere che effetto fa calcare uno stage così prestigioso in Italia.

Pistoia è uno dei templi della musica blues, almeno storicamente. Adesso la programmazione – come quasi ovunque al mondo – è diventata più ibrida. Per noi, oltre all’emozione di esserci stati, la serata è stata pure impreziosita dalla presenza di un Mark Lanegan ma, soprattutto per i bluesofili, da Billy Gibbons… toccare il cielo con un dito! Quello ricurvo che Billy alza spesso durante i suoi show.

Siete in un momento di grazia che coincide con un tour de force in Italia e in giro per l’Europa, come conciliate il successo con la vita familiare?

Per quanto riguarda Enrico, si fa in quattro per poter tenere tutti i suoi impegni di padre di famiglia, ottico a tempo pieno e musicista. Per quanto riguarda Beppe, sono anni che fa questa cosa e la famiglia si vive la sua professione nel modo più naturale del mondo.

Siete appena tornati da una trasferta in Francia: avete avuto un feedback diverso dal pubblico? Credete che in Italia ci sia una consapevolezza diversa verso il blues?

Spesso in Italia si tende a dire che all’estero seguono di più, ti trattano meglio, ascoltano e comperano e il rispetto è maggiore. Noi crediamo sia sempre anche una conseguenza di quello che proponi. In Italia il pubblico è apparentemente distratto ma credo che sia conseguenza dell’essere molto più esigente. E questo, per quanto ci riguarda, è un ulteriore stimolo a cercare di migliorarci e fare bene.

Avete condiviso il palco con talenti quali Eric Gales, Popa Chubby, Kenny Wayne Shepherd, Robben Ford e Fantastic Negritto; qual è l’artista internazionale con il quale vorreste condividere un palco? Confidatemi un vostro sogno nel cassetto.

Hahahahaha. Oddio… domanda alla quale è veramente difficile rispondere, anche perché siamo stati molto fortunati fino a qui. Amiamo tanta, tanta musica. Enrico sognerebbe un Eric Clapton… io sognerei un Seasick Steve.

Il vostro stile, rispettoso delle tradizioni ma con contaminazioni diverse mi ricorda, seppur in altra maniera, Eric Sardinas e il suo blues suonato a tutto volume con la resofonica. Come cercate di mantenere vive le radici sperimentando?

Eric aveva nel merchandising una maglietta con scritta respect tradition sullo sfondo della bottiglia di Jack Daniels, e da lì partiamo. Abbiamo una buona conoscenza di quello che sono le varie reincarnazioni del blues: rispettiamo e amiamo la tradizione ma ci piace affrancarci dal semplice scimmiottamento dell’immagine del classico bluesman che suona la reso sotto il portico, cerchiamo di riprendere gli stilemi che hanno fatto la storia e rieditarli in modo da riattualizzarli. Uno degli artisti che più ci piace ultimamente è Yelawolf e, pur facendo hip hop, fra le sue tracce c’è tanto traditional blues rieditato, corretto, riattualizzato, anche per quanto riguarda il look.

Come è avvenuto l’incontro con Popa Chubby, so che si è venuta a creare un’alchimia particolare, cosa vi accomuna?

L’incontro con Ted è avvenuto grazie al nostro agente Giancarlo Trenti di Slang Music. Lui collabora da anni con Popa e gli ha proposto di fare dei feat. su un paio di brani del disco scorso. Popa li ha mandati e, a quel punto, gli abbiamo spavaldamente chiesto un feat. in un video; ha accettato (e si parla di feat. gratuiti, la gente forse non sa bene cosa voglia dire avere feat. gratuiti da parte di un artista che ha fatto il Bataclan l’anno scorso e, notizia dell’ultima ora, farà l’Olympia di Parigi l’anno prossimo). È una cosa che ci onora in modo incredibile. Dopo esserci conosciuti realmente e aver suonato da spalla a lui per un tot. di date, gli abbiamo chiesto se gli interessasse produrre il nostro nuovo disco e ha accettato di buon grado. Ha fatto un ottimo lavoro nello studio dove registriamo di solito, assistito da Marco Franzoni, che è il nostro working soundman e da lì ci ha proposto di aprire il suo tour tedesco di quest’autunno: partiremo fra poco e sarà un’esperienza incredibile… giusto per riscaldare i muscoli apriremo anche le 3 date del tour italiano.

Come avete reagito alla notizia che andrete a rappresentare l’Italia alla Blues Challenge che si terrà a Memphis dal 28 gennaio al 1 febbraio? Siamo pronti a fare il tifo per voi.

Guarda, eravamo a Pordenone, ci siamo fatti 1000 km in più per poter riuscire a partecipare e gestire gli incastri delle date collaterali. Eravamo i primi della lista di band, ore 16, sotto il solleone, vestiti di tutto punto, davanti a pochi astanti e ai giudici. Ce l’abbiamo messa tutta. Alla fine, quando è arrivata la notizia, abbiamo reagito come bambini davanti alla Santa Lucia: è stato bellissimo! Non abbiamo mai vinto nulla in vita nostra e ora stiamo organizzando la trasferta: sarà un’esperienza incredibile!

Cosa devono aspettarsi i vostri fan romani e quelli di Popa Chubby dalla vostra prossima esibizione al Largo Venue lunedì 11 novembre?

Per quanto riguarda Popa non so esattamente, credo ci sarà qualche anteprima del nuovo disco It’s a Mighty Hard Road; per quanto ci riguarda sarà uno show simile a quello in apertura ai Fantastic Negrito, con un paio di chicche in più e la speranza che coloro che ci hanno applaudito a scena aperta a giugno, tornino a vederci ancora una volta.

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