il chitarrista blues Albert Lee

Albert Lee

Per la versione inglese segui il link

In attesa di vederlo in Italia il prossimo 20 ottobre nella suggestiva cornice del Teatro Toscanini di Chiari (BS), per un unico appuntamento, Albert Lee ci racconta i suoi progetti futuri, il suo glorioso passato e il suo instancabile presente fatto di fan, Ferrari e chitarre da collezione.

Ciao Albert, benvenuto e grazie per quest’intervista. Come va? 
Grazie a te! Sto molto bene, stavo giusto qui seduto a cercare di capire perchè il mio computer non funzioni. Ad ogni modo, sono molto impegnato sai, tanti concerti in ballo…
Sono passati tre anni dall’uscita di “Highwayman”, che, come hai detto tu stesso, è quell’album che hai sempre voluto registrare. Qual è il prossimo obiettivo che ti sei prefissato di raggiungere, sempre se ce ne sia qualcuno…  
Beh sai, alla mia età sono già abbastanza felice di lavorare ancora. Molte persone si sono ritirate dalle scene in tarda età, ma io amo quello che faccio, sono felice di andare in tour e fare album. Entrerò in studio per lavorare ad un nuovo album tra qualche settimana, un altro disco semi acustico, in qualche modo come “Highwayman”. Adesso, non vedo davvero l’ora di farlo. Sarà particolare, forse ci sarà un po’ di Buddy Holly e i The Everly Brothers. Godo di una storica associazione a questi due artisti. Ho suonato con i The Everly Brothers per tanti anni, e anche con i Crickets dopo la morte di Buddy Holly. Mi piace mischiare, mi piace fare un po’ di tutto se posso suonare con diversa gente. Ho una band in Gran Bretagna e anche una in America, e quando loro non riescono riesco sempre a trovare qualcuno… ho un sacco di musicisti tra cui poter scegliere.
Tornando indietro nel 2014 hai festeggiato il tuo 70esimo compleanno con una fantastica serie di show a Londra. Come ci si sente da musicista pieno di esperienza a condividere un evento così importante con il tuo pubblico? L’hai avvertito come una specie di larga famiglia?
Tutti gli ospiti di quei concerti erano miei amici, anche vecchi amici. Ho pensato che sarebbe stato carino festeggiare il mio 70esimo in un modo o nell’altro. Un mio caro amico mi ha suggerito l’idea di fare un concerto e magari anche un video dell’evento e devo dire che lui si è impegnato molto per mettere in piedi questa cosa. Sono veramente contento che ce l’abbiamo fatta. Naturalmente mi sarebbe piaciuto che ci fossero stati altri artisti ma non è stato possibile. Tuttavia abbiamo cercato di organizzare la cosa in modo tale da avere video di Clapton e Emmylou Harris e altri. Sono stati anche intervistati…
Potrebbe essere questo tuo fantastico legame con il tuo pubblico a portarti ancora in tour dopo tutti questi anni? O semplicemente segui ancora un certo bisogno di esprimerti attraverso la tua musica? 
In realtà entrambe le cose. Mi sento davvero fortunato ad avere ancora un pubblico del genere. Molte persone che vengono a vedermi hanno circa la mia stessa età; loro ascoltavano musica negli anni Sessanta e Settanta e quindi è come se si facessero dei viaggi indietro nel tempo mentre sentono me suonare alcuni brani davvero vecchi. Tuttavia c’è anche gente molto giovane. E noto anche come loro siano quasi sorpresi di vedermi cantare e suonare il piano. Tendenzialmente, le persone vanno via davvero felici per lo spettacolo che hanno visto.
Torniamo al presente: il tuo nuovo tour “Alive And Well” toccherà l’Italia il prossimo 20 Ottobre. E’ un titolo forte e diretto. Qual è il messaggio che sei più incline a comunicare alle persone che verranno a vederti?
Ho sempre amato venire in Italia e non ho mai l’opportunità di venire spesso quanto vorrei. Amo il Paese, il cibo, il vino e amo anche le auto! Ho una vecchia Ferrari, un modello del 1961 che ho comprato molto tempo fa, quando non erano così costose. Ma adesso, come tutte le macchine d’epoca, è abbastanza dispendiosa da mantenere. Sono felice di riuscire ancora a mantenerla in funzione da me, non sono un esperto, ma ci provo. Quindi sì, amo l’Italia e mi rattrista che mia moglie non possa raggiungermi stavolta perchè anche lei è innamorata del vostro Paese. Spero di ottenere una buona risposta dal pubblico italiano, com’è sempre stato. Ho un sacco di fan che vengono a vedermi. Spero di vederli tutti e spero che saranno soddisfatti di quello che vedranno.
Mi è piaciuto molto il tuo show al Crossoroad Festival, dove hai suonato con l’elite dei chitarristi. Cosa ti è piaciuto di più di questa grande esperienza? 
E’ stato entusiasmante suonare con tanti artisti come loro perchè abbiamo raramente l’occasione di vederci. E essere parte di uno show del genere è molto soddisfacente anche perchè sei incluso tra la cerchia di questi grandi musicisti. Suonare con questo genere di chitarristi è molto gratificante. Alla mia età è bello non essere dimenticati, perché i gusti cambiano così rapidamente e le persone continuano a  cercare qualcos’altro di nuovo, quindi è bello che il pubblico continui a venire.
Hai suonato con Eric Clapton in “Just One Night”, che è considerato uno dei migliori live di sempre. Mi chiedo: quando suoni in concerti come quello hai la sensazione che qualcosa di grande e diverso stia succedendo o non senti alcuna differenza rispetto agli altri concerti?
Beh, penso che puoi sicuramente apprezzare l’attimo e l’importanza di concerti del genere. E’ stato nei miei primi anni di collaborazione con Eric ed è stato davvero entusiasmante, sono davvero grato di aver avuto questa occasione. E’ semplicemente incredibile ritrovarsi in una band così grande e fare musica altrettanto grande in onore di qualcuno che ha dato così tanto alla musica stessa.
Sulla base della tua esperienza, com’è cambiata negli ultimi decenni l’arte di esibirsi in pubblico? 
Penso di non essere molto cambiato in quello che faccio. Suono sempre lo stesso tipo di musica e mantengo il mio stesso stile. Ho avuto l’opportunità di trovarmi in grandi gruppi e grosse arene, ma la mia vita è sempre stata relativamente semplice. Viaggio con una band di quattro o cinque persone, con uno o due veicoli, non abbiamo una grande crew… Cerchiamo di renderlo più economico e semplice possibile, ma ci divertiamo parecchio comunque e le persone che vengono a vederci si divertono altrettanto. Penso che tu possa avere un migliore contatto con il pubblico quando sei in una piccola venue. Quando sono andato, un paio di sere fa, a vedere Clapton a Los Angeles, ha suonato in una grande arena ed è sembrato abbastanza impersonale. Immagino tu debba farlo, se sei consapevole che puoi vendere tanti biglietti…
So che possiedi un’invidiabile collezione di chitarre… c’è uno strumento in particolare a cui sei più legato e perché? 
Più di uno, in realtà. Ho la mia chitarra signature, una Music Man, artigianale… una Albert Lee guitar, quindi è senza dubbio la mia chitarra preferita da portare sul palco. Ne ho un po’. Non mi sono mai definito un collezionista, ma ho suonato per 60 anni e hai una sorta di necessità quando vai in giro a suonare e, ovviamente, nei primi tempi era difficile avere più di una chitarra. Molti musicisti ci sono passati: se volevi comprare una nuova chitarra, dovevi per forza venderne una vecchia. Fortunatamente non devo più farlo, quindi finisco per accumularne un po’. Ne ho un paio che mi sono state regalate e che custodisco molto gelosamente: Eric Clapton mi ha dato la sua Les Paul Custom che ha usato con Delaney and Bonnie e con i Cream; Don Everly mi ha dato una delle sue Gibson J-200, che è una chitarra abbastanza iconica. Ho anche comprato una chitarra che Elvis Presley ha usato in un paio d’occasioni.
Secondo te qual è stato il punto di svolta della tua carriera, l’evento o semplicemente il momento che ha fatto scattare il tuo successo?
Ne ho avuti un bel po’ a dirti il vero. Ho iniziato a suonare la chitarra, un’acustica, negli anni Sessanta, forse nel 1961. Ho comprato una Gibson molto bella e lì ho capito che stavo facendo grossi progressi. Un altro punto di svolta per me è stato iniziare a cantare e quindi mettermi nei panni del frontman. Penso che nel 1987 ho per la prima volta messo assieme una band inglese e poi abbiamo suonato per diversi anni, 25 o qualcosa di più. Adesso ho una band americana e mi diverto molto. Mi dà molte soddisfazioni essere in grado di mettere  piede nei concerti e di cantare e suonare ancora, fare canzoni al pianoforte, cosa che non avrei potuto fare prima.
Hai mai pensato a come la tua vita sarebbe stata lontana dal palcoscenico? 
Oh Dio, non ho la più pallida idea di cosa avrei potuto fare! Non sono molto qualificato per fare altre cose…
…Magari collezionare Ferrari?
Beh, avrei potuto forse imparare a fare il meccanico, ma sarebbe stato difficile perchè tutte le volte che lavoro ad una macchina ho bisogno di alcuni giorni per riposare le mie mani… e quindi non potrei suonare la chitarra! Visto? Non avrei potuto fare altro se non il chitarrista!
Grazie mille per il tuo tempo, a te l’ultima parola…
Voglio ringraziare tutti i miei fan in Italia per il supporto continuo. Ho alcuni amici lì che mi sostengono sempre e spero che continueranno a farlo e che non smetteranno di venire ai miei concerti!
 
Articolo, in collaborazione con il collega Federico Barusolo, precedentemente comparso su Spaziorock
 
 
 

 

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