Vintage Trouble

Nalle Colt, Richard Danielson, Rick Barrio Dill, Ty Taylor

Traduzione a cura di Giovanni Ausoni

Per la versione inglese segui il link

Abbiamo appena trascorso i giorni di Natale ascoltando la vostra nuova canzone “Santa Why”. Sembra un inno all’uguaglianza. Cosa ti ha spinto a scrivere questa traccia? E cosa ti ha portato il 2017 di così speciale tanto da meritare una canzone natalizia?

Ty Taylor – Stavo guidando lungo Sunset Bolevard e ho visto un enorme cartellone con un infelice bambino povero che guardava Babbo Natale chiedendo: “Perché dai più ai bambini ricchi che ai bambini poveri?” Mi ha colpito il petto come una tonnellata di mattoni. Mi sono reso tristemente conto di quanto presto abbiamo impiantato nei bambini la convinzione che i premiati sono quelli con le tasche più profonde. Abbiamo pensato, come band, creando e pubblicando questa canzone, che avremmo fatto la nostra parte per fermare il classismo che viene istillato in noi dal momento in cui siamo piccoli.

Mi sono davvero piaciuti i vostri spettacoli a Imola e a Milano e posso facilmente confrontarvi con i The Allman Brothers Band. Avete un talento straordinario nel catturare il vostro pubblico. Chi è il vostro modello in questo campo? Ed è cambiato nel corso degli anni?

Nalle Colt – Grazie. Beh, non sono sicuro del confronto con la The Allman Brothers Band. Come gruppo, un grande modello è la band di Ike & Tina Turner, eccezionale dal vivo e di grande energia. Le nostre influenze cambiano con il tempo naturalmente, ma Ike e Tina sono sempre stati vicini ai nostri cuori. Personalmente mi piace molto Gary Clark Jr. Ha un buon mix di nuovo stile R’n’B e dirty blues, ed è un grande chitarrista.

Ty, posso chiederti se sei sempre così pieno di energia anche quando sei fuori scena? E durante le prove?

Ty Taylor – Energia, passione ed eccitazione sono sempre state intrecciate in me. La musica mi fa ballare e così arrivo al processo di creazione. Il mio corpo pensa ancora che io sia un bambino, quindi quando stiamo elaborando degli arrangiamenti devo letteralmente concentrarmi a stare fermo qualche volta per ascoltare e sentire con obiettività. È una benedizione e una maledizione, ti dico. Quando camminavo a malapena, ero già il ragazzo che faceva capriole da letto a letto, facendo sgualcire i vestiti e cadendo a rovescio su scatole di cartone. Spero che fino al giorno in cui morirò, io sia collegato alla parte della mia anima che vuole girare perennemente. Sono sempre stato un grande fan del cartoon della Warner Bros: il diavolo della Tasmania.

Avete aperto i concerti degli AC/DC per il loro “Rock Or Bust Tour”. Come ci si sente a esibirsi di fronte a una folla così grande? È stato il sogno di tutta una vita? E qual è il vostro prossimo obiettivo più importante?

Richard Danielson – Suonare di fronte a così tante persone è a dir poco surreale. Ma allo stesso tempo è davvero solo una diversa forma di spettacolo. Non puoi esagerare con le tue emozioni o essere rigido. Devi rimanere calmo all’interno, non importa quanto ti senta selvaggio e cosa mostri all’esterno. E per quel tour le folle erano così grandi da farti quasi perdere la percezione delle enormi proporzioni di persone che hai di fronte. Diventa un gigante incredibile che respira e fluisce e tu è come ne se fossi la guida:  del resto lo siamo come musicisti. È una danza così bella, davvero. Ed è sicuramente un sogno suonare davanti a così tante persone. Penso in qualche modo che la maggior parte dei giovani musicisti sognino, quando si stanno esercitando davanti allo specchio, di diventare una rock star, mettendosi a suonare la chitarra o la batteria. Ma crescendo e conquistando davvero questa grande bestia, poi ci credi o no, un piccolo concerto di fronte a solo un paio di persone può avere altrettanto fascino. O anche più piccolo. Essere in contesti intimi può avere un impatto profondo. Non posso dire che in realtà preferisco uno rispetto all’altro. Penso che il nostro obiettivo com bend sia continuare a influenzare le persone attraverso la musica. Ed è sempre una sfida rimanere fedeli anche alla tua visione, e tuttavia permetterti di evolvere in questo. E dobbiamo sempre divertirci in quello che facciamo. Questo è sempre un obiettivo. Cerca l’amore e il divertimento e il resto verrà da sé, naturalmente.

Sono particolarmente interessato ai tuoi ricordi dello spettacolo di Imola, durante quel tour: hai conquistato 90.000 persone allora… ma lo stesso valeva per il tuo show a Milano la scorsa estate. Non sono riuscito a trovare alcuna differenza sostanziale in questi due concerti, anche se il luogo e il pubblico erano così diversi. Posso chiederti quale spettacolo ti è piaciuto di più e perché?

Rick Barrio Dill – Ad essere completamente onesto, ho forti ricordi di entrambi questi spettacoli per diversi motivi. Ad Imola c’era una delle più grandi platee di fronte alle qualii abbiamo mai suonato come band e l’energia travolgente di tutto ciò è stata qualcosa di cui  sogni tutta la tua vita. È un sogno realizzato ed è qualcosa che sarà incredibilmente speciale per noi per sempre. Ma Milano è altrettanto speciale e memorabile perché la città stessa è sexy e così mondana che, anche se le dimensioni della folla erano più piccole, sembrava che avessimo una connessione con tutti a un livello più profondo. Ricordo quante persone meravigliose erano nella folla e ballavano e si connettevano l’un l’altro, è anche qualcosa che è rimasto impresso nella mia mente.

 Ora i vostri fan italiani stanno contando i giorni fino al 19 gennaio, quando suonerete sul palcoscenico del Phenomenon a Fontaneto D’Agogna. Perché non ci anticipate qualcosa di ciò che i vostri fan possono aspettarsi dalla vostra prossima visita? Forse un set acustico?

Nalle Colt – Amiamo l’Italia e ci auguriamo davvero di poter suonare di più. I nostri TroubleMaker italiani sono incredibilmente favorevoli. Ci sono molte città che dobbiamo ancora scoprire lì. Per quanto riguarda il set, chi lo sa? Siamo sempre spontanei e puoi sempre aspettarti il 120% da noi.

Dal vostro debutto nel 2010 siete riusciti a fare tournée con grandi artisti del calibro di The Rolling Stones, The Who, Bon Jovi, Brian May (Queen). Quale esperienza è stata la più gratificante per voi finora e perché? Che cosa avete imparato da loro per quanto riguarda l’esibizione di fronte a queste grandi folle?

Richard Danielson – Penso che l’aspetto più gratificante di questi incredibili tour di cui siamo stati benedetti sia il valore che viene loro dato. Ci siamo sentiti come se quello che abbiamo fatto stesse funzionando bene. Questa è una sensazione molto gratificante. E avere queste opportunità ti fa davvero aumentare e prendere possesso di chi e cosa siamo come band. Quindi è gratificante ma continuare a sfidarci lo è altrettanto. Non siamo una band che si adagia sugli allori per così dire. Ci sentiamo propensi a migliorare costantemente il nostro lavoro. Per quanto riguarda ciò che abbiamo imparato esibendoci di fronte a grandi folle è quello di rimanere fedeli a ciò in cui crediamo e a chi siamo come band. Un esempio potrebbe essere il concerto che abbiamo suonato all’Hellfest, che è principalmente un festival metal. Nel mezzo del nostro set abbiamo suonato il nostro brano più lento e forse il più sincero. Fu in un periodo in cui sentimmo che il messaggio della canzone era qualcosa che doveva essere ascoltato, e finì per essere un punto culminante del set.

Non possiamo fare a meno di chiedervi se avete assistito a uno strano rituale in uno di questi backstage …

Rick Barrio Dill – Siamo stati fortunati ad aver condiviso il palco con così tanti artisti incredibili, ci sono ricordi degni di una vita. Quello che mi viene in mente per primo è Brian Johnson e i ragazzi degli AC/DC che ci vennero incontro sul palco prima di suonare davanti a 120K persone a Spielberg in Austria e proprio mentre stavamo camminando verso il palco ci dissero “non fate cazzate ragazzi”.

E con chi vorresti andare in tour prossimamente?

Nalle Colt – Dobbiamo fare uno spettacolo con i The Rolling Stones ad Hyde Park, a Londra. Mi piacerebbe andare in tour con loro per un po’. Sono un grande fan!

Vi è stata assegnata un’etichetta molto interessante, intendo “una risposta moderna a Otis Redding”, mentre la vostra musica è stata definita “una noncuranza formattata”. Quali sono i risultati, le recensioni e / o le critiche di cui siete più orgogliosi?

Ty Taylor – Oltre ai paragoni con i miei eroi, amo le recensioni che mi considerano “Il migliore organizzatore di feste del mondo”. Adoro fare in modo che gli spiriti vibrino ad un livello più alto e che i corpi si muovano in modo febbrile. Sono solleticato dall’onore di essere stato invitato a cantare al concerto dell’Apollo Theatre ad Harlem. È in onore di Otis Redding per il cinquantesimo anniversario dalla sua morte. Odiavo quando le persone mi paragonavano ad altri artisti, ma lasciavo scivolare quella cosa dall’ego e mi permettevo di indagare nella grandezza che si associa ai grandi. Spero che un giorno qualcuno faccia paragoni con me.

Cosa possiamo aspettarci dal seguito di “Knock Me Up”? Sono molto curioso di sapere qualcosa sul vostro prossimo album …

Richard Danielson – Abbiamo circa 16 nuovi brani; pubblicheremo un paio di canzoni alla volta iniziando molto presto. Ci sono alcune canzoni come “Knock Me Out”, così come altre di diverso tipo. Abbiamo trascorso alcuni giorni davvero incredibili in studio solo registrando autori, provando cose, esplorando vari aspetti delle nostre influenze sia vecchie che nuove. Quindi siamo davvero da un bel po’ su questo. Siamo entusiasti di immettere questi nuovi bambini nel mondo. Quindi cercate presto queste nuove canzoni dei Vintage Trouble e continuate a seguirci… rilasceremo nuovo materiale circa una volta al mese fino a quando non ne avremo abbastanza per l’intero disco, quindi inseriremo tutto nell’album “3”.

Prima di salutarci, potreste lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani e ai nostri lettori?

Rick Barrio Dill – Siamo benedetti da tanto vero amore e passione che ci viene da ogni parte del mondo, ma c’è davvero qualcosa in più che viene dai nostri TroubleMakers latini di tutto il mondo. L’Italia è stata uno dei primi posti a portarci nelle loro case in un modo così sexy e forte, non vediamo l’ora di restituirvi quell’intensità e quell’amore a più non posso.

Richard Danielson – L’Italia è il mio paese preferito al di fuori della mia terra natale. A mio modesto parere avete la migliore arte, il miglior vino, il miglior cibo, il miglior mare (il Mediterraneo) e una storia così vasta e leggendaria. Il Rinascimento è iniziato in Italia. Dai! Per non parlare del fatto che mia figlia e la sua adorabile madre sono di origine italiana e passiamo del tempo in Italia ogni anno. Quindi, non c’è certo bisogno di specificarlo: sono innamorato. E le persone, come ha detto Rick, sentono molto del vostro fuoco e della vostra passione. È un posto in cui non vediamo l’ora di suonare.

Nalle – Non posso ringraziarvi abbastanza per sostenere e amare la nostra musica! Sono un sognatore e il fatto di poter venire in giro per il mondo e andare in Italia e suonare la chitarra di fronte a voi mi rende così FELICE! Vi amo

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